Zelda

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ZELDA di Elisa Mantovani è un racconto horror nel quale una donna si ritrova costretta a vivere nella casa che suo marito ha ereditato dalla madre, l’essere più cattivo che lei avesse mai conosciuto.

Zelda di Elisa Mantovani

Il racconto horror intitolato Zelda

Sono tornata a casa alle nove, e mio marito già dormiva.

Mia sorella lo diceva sempre: se l’amore è una malattia, allora il matrimonio ne è la cura migliore.

Anch’io dormirei benissimo, se non fosse per quel suo russare insopportabile, così me ne sto a guardare la tv in sala, tante volte addormentandomi sul divano.

Mi si chiudono gli occhi, ma ho sete; ingaggio una strenua lotta tra la necessità di introdurre acqua nel mio corpo e l’assoluta apatia che mi tiene ancorata lì. Decido di starmene sdraiata, allungo le braccia e lo sento: un rumore che proviene dal giardino, come se qualcuno si stesse aggirando tra le siepi, spezzandone alcuni rametti. Rimango immobile, quasi non respiro: non sento più nulla, se non i grugniti di Sandro.

Mi siedo di scatto e d’istinto guardo le finestre: i vetri sono aperti, ci sono le zanzariere per via del caldo afoso che ha attanagliato la città, un caldo strano per essere aprile. Un pazzo potrebbe tranquillamente spaccarle ed entrare, ma non sento più nulla: forse è stato un riccio, ce ne sono alcuni davvero grossi.

Cerco di rilassarmi fissando il soffitto ma lo risento, stavolta più nitidamente: rumore di rametti che si spezzano e passi, sì, passi! C’è qualcuno in cortile ne sono certa.

Se solo non fossimo venuti a stare in questa casa nel bel mezzo del nulla. Sandro l’ha ereditata da sua madre Zelda, l’essere più cattivo che abbia mai conosciuto. Appena una settimana dopo che la strega aveva tirato le cuoia, eravamo qui, e non c’è stato verso di convincerlo nel rimanere nell’appartamento in centro; troppo piccolo per lui, troppo rumoroso. Non mi è mai piaciuta questa casa, lei ci è morta qua dentro. A volte penso che tutto stia andando alla deriva a causa della malvagità di Zelda, che ha intriso queste pareti come una muffa tossica.

Quando è morta c’ero io con lei, esattamente un anno fa. Sandro era al lavoro.

“Questo è il mio posto, non il tuo!” aveva detto tirandomi a sé, con le labbra violacee e gli occhi sbarrati. Ho sentito il suo alito miasmatico riempirmi i polmoni come un gas velenoso. Poi aveva strabuzzato gli occhi e, finalmente, il lenzuolo rimase immobile sul suo scarno petto: morta stecchita, e io feci una salto di gioia.

Devo svegliare Sandro: i rumori si sono fatti più vicini. Inizio a salire le scale, il cuore mi batte talmente forte da farmi male. Sento armeggiare sulla serratura: il sangue mi sale alla testa. Mi giro a fissare l’uscio: sento raschiare, spingere, una voce che bisbiglia qualcosa. Un colpo improvviso, terrificante: qualcuno ha dato un calcio alla porta!

Riprendo a salire di corsa fino ad arrivare nella camera, immersa in un’oscurità simile a una membrana soffocante. Intravedo la sagoma di Sandro: è di spalle, come sempre. Mi butto sul letto, lo chiamo, scuoto le sue spalle; qualcosa però mi fa scattare indietro, improvvisamente. La sua schiena: scricchiola in modo strano e, in quel buio asfissiante, sembra più piccola.

“Valeria apri! Ho preso ancora le chiavi sbagliate!”: è Sandro! La sua voce viene da fuori, dal giardino. Ogni giovedì esce con gli amici, spesso prende le chiavi dell’officina al posto di quelle di casa.

Oggi è giovedì.

Nel momento in cui realizzo di avere perso un giorno (ero convinta fosse mercoledì) realizzo anche che sul letto non c’è mio marito.

La mia mente si cristallizza: sono pietrificata.

La figura, che prima mi dava le spalle, adesso si è girata: mi sta fissando e, dalle labbra violacee aperte in un sorriso mostruoso, esce una voce che mi ero illusa di non dovere mai più sentire in vita mia.

“Questo è il mio posto, non il tuo!” sibila Zelda, prima di conficcarmi le unghie spesse e ritorte nella carne del petto, artigliandomi il cuore.

Biografia di Elisa Mantovani

Sono Elisa Mantovani, sono nata e vivo a Ferrara. Lavoro presso l’ospedale e ho due figli.

Inutile dire chela mia più grande passione, oltre che la lettura, è la scrittura. Amo l’horror, sono una divoratrice di film e libri che parlino di mistero e che soprattutto riescano a suscitarmi qualche brivido.

Ho pubblicato tre libri.

La Strega della Nebbia” un romanzo giallo edito da DrawUp edizioni nel 2016;

Gotico italiano” una raccolta di racconti con Faustedizioni nel 2017;

Nictofobia – Il buio dell’Anima” un’altra raccolta di racconti che spaziano sempre dall’horror al noir con KDP, pubblicato nell’aprile del 2020

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