Wayne Williams

Per la rubrica sui Serial killer, oggi parleremo di WAYNE WILLIAMS.

Wayne Williams

Wayne Williams (nato il 27 maggio del 1958) è un serial killer americano che sta scontando l’ergastolo per l’omicidio di due uomini ad Atlanta. Secondo gli inquirenti è anche il responsabile dell’omicidio di almeno 23 dei 30 ragazzini scomparsi tra il 1979 e il 1981.

Soprannominato il mostro di Atlanta o Atlanta Child Murders, non è mai stato processato per i ragazzini assassinati e continua ancora oggi a giurare la propria innocenza. Tuttavia, dal suo arresto nel 1981, non ci furono più omicidi simili di ragazzini neri.

Chi era Wayne Williams

Wayne Williams, nato nel 1958 da due insegnanti in pensione, è cresciuto in un rispettabile sobborgo nero nel sud-ovest di Atlanta. Ottimo studente, a soli 13 anni aveva creato una stazione radio che trasmetteva dal seminterrato di casa dei suoi genitori.

A 18 anni la sua passione per il giornalismo lo aveva portato a intraprendere una carriera di fotoreporter delle scene del crimine. Wayne Williams intercettava le radio della polizia e spesso bruciava sul tempo gli altri reporter, arrivando per primo sulla scena. Una volta si prese addirittura una denuncia per aver dribblato le altre auto usando un lampeggiante delle forze dell’ordine. Dissero che voleva fingersi un poliziotto, ma la denuncia fu derubricata al solo utilizzo abusivo del lampeggiante.

L’uomo era molto intelligente e avrebbe potuto fare molte cose, eppure decise di rimanere a vivere a casa dei genitori e di intraprendere la carriera di discografico. Per riuscirci, convinse i suoi genitori a investire tutti i loro risparmi in quel progetto che non decollerà mai.

Il suo obiettivo era di girare per Atlanta alla ricerca del nuovo Michael Jackson.

Il serial killer di Atlanta

La mattanza dei bambini di Atlanta inizia con l’omicidio del quattordicenne Teddy. Il volto del ragazzino che assomiglia vagamente a Michael Jackson dei Jackson five, compare sui notiziari nel luglio del 1979. Il ragazzino è scomparso da una pista di pattinaggio nei sobborghi di Atlanta il 21 luglio, ma per la polizia non è il caso di allarmarsi inutilmente. Il suo cadavere sarà ritrovato con un proiettile conficcato nella testa.

Da quel momento iniziano a sparire sempre più ragazzini neri e col tempo riaffiorano i loro cadaveri. La maggioranza dei ragazzini è stata strozzata con una corda. Nel 1981 si arriva a 30 ragazzini scomparsi e gli inquirenti non riuscono ad acciuffare il serial killer di Atlanta.

Secondo il profiler dell’FBI John Douglas, il serial killer è un omosessuale tra i venti e i trent’anni, di media intelligenza e dalla pelle nera. Questo profilo non è condiviso da alcuni dirigenti della polizia di Atlanta, in quanto decidono di seguire la pista del Ku Klux Klan e arrestano un membro della setta per avere minacciato di strozzare un ragazzino che gli aveva graffiato la macchina. Quel ragazzino sarà poi ritrovato strangolato, ma l’accusa contro il membro del Ku Klus Klan non resse. L’uomo superò anche il test al poligrafo.

L’indiziato Wayne Williams

Wayne Williams divenne per la prima volta un sospettato degli omicidi di Atlanta nel maggio 1981, quando una pattuglia della polizia, sorvegliando un ponte sul fiume Chattahoochee (un sito dove erano stati scoperti diversi corpi di vittime), sentì un “forte schianto“, suggerendo che qualcosa era stato gettato dal ponte.

La prima macchina a uscire dal ponte, all’incirca alle 3 del mattino, apparteneva proprio a Wayne Williams. La polizia lo fermò subito e quando lo interrogarono, disse che aveva un appuntamento con una certa Cheryl Johnson e che la stava raggiungendo nel pieno della notte. Tuttavia, il numero di telefono e il nominativo della donna che aveva dato alla polizia, si rivelarono fittizi.

Due giorni dopo trovarono nel fiume il corpo del ventisettenne Nathaniel Cater, il quale era scomparso da 3 giorni. Era stato strangolato e gettato nel fiume. Iniziata l’indagine, collegarono a Wayne Williams dei capelli e fibre recuperati dal corpo di un’altra vittima (Jimmy Ray Payne, anche lui adulto).

Nonostante il serial killer superò il test al poligrafo e si proclamò innocente durante una conferenza stampa, lo arrestarono il 21 giugno del 1981 per gli omicidi di Cater e Payne.

La fine del serial killer

Secondo il parere dell’FBI, Wayne Williams corrispondeva al profilo. Era un uomo nero e di giovane età che poteva guadagnarsi la fiducia dei ragazzini attirandoli con la promessa di una carriera nella musica, proprio come era stato per Michael Jackson.

Secondo l’agente John Douglas, le uccisioni di bambini ad Atlanta erano iniziate “quando lo stress per i propri fallimenti nella vita di Wayne Williams era diventato insopportabile“.

Wayne Williams per lui era “un giovane arrabbiato in cerca di potere, che indossava una maschera per coprire le sue inadeguatezze personali“.

Gli omicidi seriali di Atlanta erano stati “il suo primo successo” e questo gli aveva “fornito un senso di potere“.

Nonostante lo identificarono come il Mostro di Atlanta, Wayne Williams fu processato soltanto per gli omicidi di Nathaniel Carter (27 anni) e Jimmy Ray Payne (21). Al processo, l’accusa si concentrò sulla compatibilità di alcune fibre e peli trovati sui cadaveri, rispettivamente con le fibre della moquette nella casa di Williams e con i peli del cane Sheeba, l’animale domestico dei Williams.

Sebbene la comunità nera di Atlanta fosse dalla parte dell’imputato, poiché in molti lo ritenevano un capro espiatorio scelto tra i neri per coprire i bianchi, nel 1982 fu condannato all’ergastolo, che sconta ancora oggi, all’età di 61 anni. Tuttavia, dal suo arresto nel 1981, si fermò la mattanza dei ragazzini neri di Atlanta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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