Vasili Komaroff

Per la rubrica sui più folli mai esistiti sul pianeta, oggi parleremo di VASILI KOMAROFF.

Vasili Komaroff

Vasili Komaroff era conosciuto come il Lupo di Mosca. Questo spietato personaggio è stato un serial killer russo dei più prolifici del suo paese. Commise ben 33 omicidi.

Chi era Vasili Komaroff

Nacque nel 1871, a suo dire, in una città Bielorussa allora parte dell’Impero russo. Figlio di classe operaia molto umile; aveva 5 fratelli e i suoi genitori erano alcolisti. Anche Vasili Komaroff divenne un alcolista cronico, e accadde quando aveva solo 15 anni.

A 28 anni si sposò per la prima volta, ma la donna morì di colera mentre lui era in carcere per una rapina a un magazzino. Quando fu scarcerato, si trasferì a Riga e sposò una donna polacca di nome Sofia che aveva già 2 figli.

Nel 1915, quando la Prima guerra mondiale era iniziata da un anno e le truppe tedesche erano arrivate nel Mar Baltico, si trasferì nuovamente nella regione del Volga. Dopo la Rivoluzione d’ottobre del 1917 entrò nell’Armata Rossa e imparò a leggere. Fece quindi una breve carriera militare. Nel 1920 si trasferì vicino Mosca e divenne un tassista, trasportando le persone con carrozza e cavallo.

Il serial killer Vasili Komaroff

Vasili Komaroff iniziò a uccidere dal febbraio 1921, periodo in cui il dittatore era Stalin. Il modus operandi era identico per tutti gli omicidi: attirava a sé la vittima con la scusa di fargli visitare la sua scuderia di cavalli; arrivata al suo allevamento, la faceva ubriacare e la strangolava con una corda; altre volte la massacrava a martellate. Il sangue lo faceva colare dal cranio spaccato in un sacco o in una ciotola; adottò questo metodo dopo che i vestiti della prima vittima si erano macchiati. Generalmente tutte le vittime erano di sesso maschile.

Il movente degli omicidi che compieva il serial killer Vasili Komaroff era di carattere economico, infatti, derubava le sue vittime dopo averle uccise. I cadaveri venivano poi legati, infilati in sacchi di tela e occultati tra i rifiuti o buttati nel fiume Moscova o sotterrati o nascosti in case diroccate. Poi il serial killer si metteva a pregare tutta la notte. La moglie Sofia gli fece da complice nell’occultamento dei corpi: nell’inverno del 1922 scoprì i delitti del marito, ma alla fine ne rimase coinvolta.

L’enorme mole di omicidi che terrorizzarono la Russia negli anni 20 e che durò circa 2 anni, gli valse il soprannome di Lupo di Mosca.

La fine del serial killer

Seguendo varie piste, come i luoghi dei ritrovamenti dei cadaveri e molto altro, la polizia iniziò a ritenere che il possibile serial killer fosse un certo Vasili Komaroff. Così gli agenti andarono in casa sua con la finta accusa di contrabbando di liquore per sottoporlo a un interrogatorio e durante la perquisizione di una stalla trovarono un cadavere avvolto in un sacco nascosto sotto al fieno. Vasili Komaroff, in preda al panico saltò da una finestra e scappò, sebbene l’edificio fosse circondato dalle forze dell’ordine. Durante i controlli nella casa trovarono nell’armadio un corpo ancora caldo con la testa sfracellata.

Lo arrestarono poco dopo e lui confessò con velata felicità ben 33 omicidi. Il processo vide coinvolta anche la moglie. Il processo si tenne a Mosca il 7 giugno del 1923, davanti a una folla di giornalisti e curiosi. I due coniugi Komaroff furono condannati a morte tramite fucilazione.

Durante la sua permanenza in cella concesse molte interviste ai giornalisti, in cui disse che «aveva 52 anni e aveva trascorso una buona vita, non voleva vivere più», che «uccidere era un lavoro terribilmente facile» e che «dopo la sua condanna a morte, sarebbe stato il suo turno di essere messo dentro a un sacco».

Vasili Komaroff e la moglie furono fucilati da un plotone d’esecuzione a Mosca il 18 giugno del 1923. Alcuni ricercatori hanno poi ipotizzato che uno dei tre figli si schierò con i tedeschi durante la Seconda guerra mondiale e che si dedicò allo sterminio di soldati russi, partigiani e civili.

 

 

 

 

 

 

 

 

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