Un Natale molto diverso

UN NATALE MOLTO DIVERSO di Angelo Vertolli è un racconto del genere horror che si svolge durante la vigilia di Natale.

Un Natale molto diverso

Era la vigilia di Natale e lui si era svegliato alle prime ore del mattino. Aveva scaldato nel microonde un po’ di caffè avanzato il giorno prima e lo aveva sorseggiato sul balcone del proprio appartamento. Faceva freddo, ma lui non lo temeva, anzi lo sfidava con una magliettina di cotone a maniche corte e con un astio che gli contorceva le budella. Odiava il Natale, forse perché ne avrebbe trascorso un altro da solo o per l’eccessivo consumismo nascosto in questa festa. Nel Natale non intravedeva amore, soltanto finti sorrisi, auguri dovuti e tanta voglia di apparire.

Della brodaglia chiamata caffè non né rimase nulla dentro la tazzina, quindi tornò in cucina e si accese una sigaretta. L’alba era alle porte e lui era arrabbiato, disgustato e pensieroso.

Era la sera della vigilia e stranamente, nella casa di Alfonso si susseguivano delle musiche natalizie e la tavola era bandita di cibo. Sulla tovaglia rossa, in perfetto stile natalizio, c’erano fritti, pesce marinato, formaggi e salumi, verdure e del buon vino bianco. Ai fornelli l’acqua nella pentola bolliva e gli spaghetti erano stati pesati. Le vongole veraci erano già pronte e in forno il pesce si stava cucinando a puntino. Alfonso fischiettava felicemente, lui che odiava il Natale e tutto quello che rappresentava. Era felice perché non lo avrebbe trascorso in solitudine come ormai da anni era abituato, qualcuno lo avrebbe finalmente rallegrato.

Saltellò nella cucina e con il sottofondo di musica natalizia attraversò il corridoio, fino a raggiungere lo sgabuzzino. Abbassò la maniglia con delicatezza e spinse la porta. Il sorriso sul volto di Alfonso illuminava il suo oscuro mondo, di contro, gli occhi terrorizzati della donna imbavagliata e legata a una sedia nello sgabuzzino, rendevano grigio il solare mondo di quella sconosciuta.

Alfonso l’aveva rapita nel pomeriggio, mentre passeggiava nel parco posto a poche centinaia di metri da casa, in preda a un attacco di follia. A scatenarla, era stato vederla felice con tutte quelle buste strabordanti di regali. Gli era passato accanto, per scrutarla con odio, e lei aveva pronunciato le parole di cui si sarebbe pentita subito dopo: Buon Natale.

Gli aveva puntato la pistola alla schiena, quella che aveva con sé per mettere fine alla propria vita, e gli aveva ordinato di camminare, senza fare un fiato. Era stato lesto a raccontarle di non avere nulla da perdere, che desiderava morire e che non avrebbe esitato a ucciderla lì. Lei aveva ubbidito, accompagnata dalla speranza che qualcuno nel parco si accorgesse di quanto le stava accadendo. Una rossa con un cane le era passata vicino ma non l’aveva degnata di uno sguardo, andava probabilmente di fretta e forse aspettava qualcuno a cena, gli altri pochi passanti erano presi dalle loro cose e non si accorsero di nulla.

Eppure lei aveva un uomo alle spalle e una pistola puntata alla schiena.

Era stata tentata di urlare, di rischiare, ma non né aveva avuto il coraggio. Aveva sperato nella divina provvidenza, era Natale e doveva pur significare qualcosa. Solo illusioni, si era ritrovata ben presto in un appartamento a lei sconosciuto e poi aveva avvertito un forte dolore alla nuca. Al risveglio, era al buio, imbavagliata, legata a una sedia e con della musica natalizia di sottofondo.

Alfonso aggirò la sedia e la spinse in avanti, fino alla cucina, dove la sistemò in adiacenza al tavolo. La donna, una giovane con i capelli castani e con le unghie acconciate in pieno stile natalizio, smaltate di rosso e con fiocchi di neve a ornamentarle, aveva provato a dimenarsi, ma lui l’aveva colpita violentemente sulla testa, costringendola a rimanere impassibile, immobile come una pietra. Anzi, come una donna rapita in un giorno di festa e che aveva paura di morire.

Alfonso raggiunse lo stereo e alzò ancor più il volume della musica, per la prima volta in vita sua stava ascoltando della musica natalizia e non la odiava, al contrario lo stava rendendo felice come non lo era mai stato. Quanto è strana la vita, pensò in quei momenti di lucida follia.

Alfonso impugnò un coltello molto affilato che aveva poggiato vicino a lavandino e poi si sedette di fianco alla donna che silenziosamente piagnucolava. «Adesso ti tolgo il bavaglio… se urli o fai qualcosa di sciocco, ti taglio la gola!» Le slegò il bavaglio e lei, con occhi vitrei, non profuse una singola parola. Lo fissava e basta, con il volto rigato dalle lacrime e gli occhi gonfi.

«E adesso festeggiamo la vigilia di Natale!» Gridò il sorridente Alfonso, il quale non perse tempo a imboccare la donna con le pietanze disposte sul tavolo.

Il primo boccone, lei lo aveva sputato per terra e lui l’aveva colpita violentemente sul naso, il sangue era spillato a fiocchi, cospargendosi ovunque, aggiungendo un tocco d’arte a quella casa allestita per il Natale. Senza preoccuparsi del sangue, Alfonso aveva ripreso a imboccare la donna e lei, aveva mangiato senza opporsi.

Durante il cenone di Natale lo aveva pregato più volte di lasciarla andare, che non lo avrebbe denunciato, che avrebbe dimenticato questa brutta storia, ma lui aveva sempre finto di non sentirla. Soltanto quando si faceva insistente la colpiva con uno schiaffo in pieno volto.

Della cena erano rimasti soltanto gli avanzi e Alfonso fissava con angosciante eccitazione l’orologio in cucina, quello affisso alla parete. Quando scoccò la mezzanotte, si voltò verso la sconosciuta e urlò a squarciagola: Buon Natale!

Poi le conficcò il coltello nello stomaco e la sventrò.

Alfonso, impregnato di sangue, era finalmente felice, poiché aveva trascorso un’emozionante vigilia di Natale e aveva persino scartato un regalo. Il pacco era stato la sconosciuta e suoi organi i doni natalizi.

Era arrivato il momento, afferrò la pistola e dopo essersi puntato la canna alla tempia, sorrise e premette il grilletto. Da appena due ore era Natale e nella palazzina echeggiò un terrificante frastuono. Per fortuna qualcuno lo sentii e chiamò la polizia.

«Buon Natale» Mormorò uno dei poliziotti mentre osservava quella terrificante scena di morte.

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