Richard Speck

Per la rubrica sui Serial killer, oggi parleremo di RICHARD SPECK.

Richard Speck

Richard Speck, nato il 6 dicembre del 1941 e deceduto il 5 dicembre del 1991, è stato un serial killer americano che torturò, violentò e assassinò 8 studentesse del South Chicago Community Hospital. Stiamo parlando di un serial killer nato per scatenare l’inferno (Born to raise Hell), come si era tatuato su un braccio. Quando era in carcere lo soprannominarono Birdman.

Chi era Richard Speck

Richard Speck nacque a Kirkwood (Illinois) ed era il settimo di otto figli. La morte del padre quando aveva soltanto sei anni fu per lui un duro colpo. Qualche anno dopo sua madre incontrò un uomo su un treno e se né innamorò. Il patrigno di Speck aveva avuto molte condanne e beveva molto.

Forse influenzato dalla nuova situazione famigliare, Richard Speck iniziò a bere alcolici dall’età di 12 anni e a 15 ormai si ubriacava ogni giorno. Trovò lavorò come operaio per la società di imbottigliamento 7-Up a Dallas per quasi 3 anni, dal 1960 al 1963. Nell’ottobre 1961, incontrò la quindicenne Shirley Annette Malone che rimase subito incinta. Così il 19 gennaio del 1962 Richard Speck la sposò e si trasferirono da sua madre che si era appena lasciata con il suo patrigno.

Nonostante avesse avuto una figlia, Richard Speck continuò a delinquere (furti, truffe e aggressioni) e faceva dentro e fuori dal carcere. Il 9 marzo del 1966 prese un autobus e andò a Chicago.

Il serial killer Richard Speck

Il 13 luglio del 1966, dopo avere avuto una discussione sul lavoro, Richard Speck trascorse il resto della giornata a bere in un bar prima di avvicinarsi a Ella Mae Hooper; una donna di 53 anni.

Richard Speck la portò nella sua stanza di hotel, la violentò e le rubò la pistola che lei aveva al seguito. Dopo tornò a bere e poi, vestito di nero e armato di pistola e coltello a serramanico, si diresse verso la casa degli infermieri del South Chicago Community.

Quella notte, Richard Speck torturò, violentò pugnalò a morte e strangolò le 8 studentesse nel dormitorio dell’università. Tuttavia, l’assassino non sapeva che nel dormitorio ci fosse una nona vittima, la quale rimase nascosta per tutto il tempo. Corazon Amurao aveva strisciato e si era nascosta sotto un letto mentre il serial killer si era allontanato un momento.

Richard Speck venne arrestato due giorni dopo, a inchiodarlo fu il tatuaggio sul suo braccio, quello con la scritta Born to raise Hell.

La fine del serial killer

Il processo di Richard Speck iniziò il 3 aprile del 1967. In tribunale, dove non fu ammessa la stampa, l’assassino venne identificato dall’unica infermiera sopravvissuta alla strage. Quando domandarono alla donna se fosse in grado di identificare l’assassino, lei si alzò dal suo posto, camminò direttamente davanti a Speck, gli puntò il dito, quasi toccandolo, e disse: “Questo è l’uomo“.

Grazie anche alla presenza delle sue impronte digitali sulla scena del crimine, Richard Speck venne condannato a morte, ma la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America rivide il giudizio poco prima dell’esecuzione nel 1972 e gliela commutò nell’ergastolo.

In carcere lo soprannominarono “Birdman“, perché teneva un paio di passeri che erano volati nella sua cella. Richard Speck detestava i giornalisti e concesse una sola intervista alla stampa, nel 1978, all’editorialista del Chicago Tribune Bob Greene. Durante quell’intervista, ha confessato pubblicamente gli omicidi per la prima volta.

Quando un avvocato anonimo mise una telecamera nel carcere, un prigioniero domandò a Speck se avesse ucciso le infermiere e lui rispose: “Certo che l’ho fatto.”

Alla domanda sul perché, Speck si strinse nelle spalle e scherzosamente disse: “Semplicemente non era la loro notte“.

Alla domanda su come si sentiva nei confronti delle vittime, ha detto: “Come mi sono sempre sentito … non avevo sentimenti. Se mi stai chiedendo se mi dispiace, no.

Descrisse anche in dettaglio l’esperienza di strangolare qualcuno: “Non è come la TV … ci vogliono più di tre minuti e devi avere molta forza“.

Richard Speck morì di infarto dopo 25 anni di prigione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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