Richard Ramirez

Per la rubrica sui più folli mai esistiti sul pianeta, oggi parleremo di RICHARD RAMIREZ.

Richard Ramirez

Richard Ramirez nato Ricardo Leyva Muñoz Ramírez (El Paso, 29 febbraio 1960 – Carcere di San Quintino, 7 giugno 2013) è stato un serial killer statunitense soprannominato dai media “Night Stalker“, il cacciatore della notte.

Tra il 1984 e il 1985 uccise almeno 14 persone. Anche Richard Ramirez ha trascorso gli anni in prigione, come John Wayne Gacy, dipingendo quadri molto richiesti. Era un grande fan degli AC/DC, in particolare della canzone Night Prowler presente sull’album della band intitolato Highway to Hell e pubblicato nel 1979. La stessa polizia ammise che Ramirez lasciò un cappellino degli AC/DC sulla scena di uno dei suoi crimini.

Le gesta del serial killer:

Il 17 marzo 1985, Ramirez sparò alla ventiduenne Angela Barrios fuori dalla sua abitazione. Lei sopravvisse (fortunatamente il proiettile sparatole da Ramirez era rimbalzato sopra le chiavi di casa che la ragazza aveva istintivamente portato al petto per proteggersi dal colpo), ma andò peggio all’uomo che Richard Ramirez trovò dentro casa. Subito dopo assalì la trentenne Tsai-Lian Yu nel Monterey park, trascinandola fuori dalla sua auto e sparandole due colpi di arma da fuoco prima di fuggire. La ragazza venne ritrovata ancora in vita da un poliziotto, ma spirò poco prima dell’arrivo dell’ambulanza. I due omicidi ebbero una grossa risonanza nei media locali, scatenando il panico tra i residenti delle zone colpite.

Il 27 marzo sparò a Vincent Zazzara, 64 anni, e a sua moglie Maxine, 44. Il corpo della signora Zazzara fu mutilato con diverse coltellate e le venne incisa la lettera T sul seno sinistro, mentre le furono cavati anche gli occhi. I cadaveri di Vincent e Maxine furono scoperti nella loro abitazione di Whittier dal figlio. L’autopsia determinò che le varie mutilazioni erano avvenute post-mortem. Ramirez lasciò delle impronte sul luogo del delitto che la polizia fotografò ed archiviò. All’epoca questi erano gli unici indizi in possesso della polizia. I proiettili trovati sulla scena del crimine furono confrontati con quelli rinvenuti durante i precedenti omicidi, e gli agenti capirono di trovarsi di fronte un serial killer. Gli omicidi erano infatti opera della stessa persona.

Due mesi dopo l’uccisione degli Zazzara, Ramirez attaccò una coppia di cinesi: Harold Wu, 66 anni, e sua moglie, Jean Wu, 63. L’uomo venne ucciso con un colpo di pistola alla testa, mentre la donna venne picchiata, legata, e ripetutamente violentata. Per ragioni sconosciute, Ramirez decise di lasciarla in vita. Gli impulsi omicidi di Ramirez si facevano di giorno in giorno più violenti. Lasciava dietro di sé sempre più indizi, e fu in questo periodo che venne soprannominato “The Night Stalker” dai mass media. Le vittime sopravvissute descrivevano il killer come un uomo alto, di etnia ispanica con lunghi e ricci capelli neri, il viso scarno e allungato, e i denti guasti.

Richard Ramirez

Il 29 maggio 1985, Ramirez assaltò Malvial Keller, 83 anni, e la sorella disabile di lei, Blanche Wolfe, 80 anni, picchiandole entrambe con un martello. Ramirez cercò anche di violentare la Keller, senza però riuscirvi. Utilizzando un rossetto disegnò un pentacolo sulla parete della stanza da letto e su una coscia dell’anziana donna. Blanche sopravvisse all’attacco.

Il giorno seguente, Ruth Wilson, 41 anni, fu legata, picchiata, e sodomizzata da Ramirez, mentre il figlioletto dodicenne della donna era stato rinchiuso nell’armadio dal killer. Durante giugno e luglio, altre tre donne furono uccise. Due ebbero la gola tagliata, una picchiata a morte. La sete di sangue di Richard Ramirez sembrava che non avesse fine, infatti continuò a uccidere senza che gli inquirenti riuscissero a identificarlo come il serial killer che stava dissipando terrore nella città.

Tuttavia la svolta decisiva nel caso ebbe luogo il 24 agosto 1985, quando Ramirez viaggiò per cinquanta miglia dal sud di Los Angeles a Mission Viejo, ed irruppe nell’appartamento di Bill Carns, 29 anni, e dalla fidanzata, Inez Erickson, 27. Ramirez sparò in testa a Carns e violentò la Erickson. La costrinse ad inneggiare a Satana e poco dopo, la forzò ad un rapporto orale. Poi la legò e se ne andò. La Erickson riuscì a strisciare fino alla finestra e a scorgere l’auto di Ramirez, una Toyota station wagon di colore arancio.

Fu inoltre in grado di dare una descrizione dettagliata del criminale alla polizia. Un teenager identificò l’auto della quale aveva sentito parlare al notiziario, e si segnò la targa del veicolo. L’auto rubata venne rinvenuta il 28 agosto e la polizia riuscì ad ottenere le impronte digitali dell’assassino prelevandole dal finestrino di una portiera dell’auto. Le impronte si rivelarono quelle del già schedato Richard Ramirez, descritto come un venticinquenne ispanico con una lunga serie di precedenti per stupro e spaccio di droga. Due giorni dopo, la sua foto segnaletica venne trasmessa in televisione e stampata sui principali quotidiani della California.

L’arresto di Richard Ramirez:

Richard Ramirez fu riconosciuto, circondato, e quasi linciato da una folla di passanti a East Los Angeles mentre stava cercando di rubare un’auto. Gli agenti accorsi sul posto dovettero disperdere la folla per impedire che i cittadini inferociti uccidessero Ramirez.

Fu ritenuto colpevole di 14 omicidi, 5 tentati omicidi, 11 violenze sessuali, e 14 furti con scasso. Durante la fase penale del processo, il 7 novembre 1989, Ramirez fu condannato a morte.

Il processo di Richard Ramirez fu uno dei più lunghi e complessi procedimenti giudiziari della storia americana (costò circa due milioni di dollari). Più di 100 testimoni furono chiamati a deporre durante i dibattimenti, e mentre alcuni faticavano a ricordare precisamente avvenimenti accaduti quattro anni prima, altri si dissero sicuri che l’assassino fosse proprio Richard Ramirez, il quale si presentò in aula con un pentacolo tatuato sul palmo di una mano.

All’epoca del processo, Richard Ramirez aveva numerose fan che gli scrivevano appassionate lettere d’amore in carcere. A partire dal 1985, la giornalista freelance Doreen Lioy gli scrisse circa 75 lettere durante la sua incarcerazione. Nel 1988 Ramirez le propose di sposarlo, e il 3 ottobre 1996, la coppia si sposò nel carcere di San Quintino. La Lioy ha ripetutamente affermato che si sarebbe suicidata il giorno in cui Ramirez fosse stato giustiziato. Non accadde, perché Richard Ramirez morì per insufficienza epatica nel giugno 2013, all’età di 53 anni, mentre era detenuto nel Carcere di San Quintino.

Leave a Reply