Rapimenti di Ariel Castro

In questa storia dell’orrore, racconterò dei RAPIMENTI DI ARIEL CASTRO, un vero e proprio mostro che si dichiarò colpevole di 937 atti criminali comprendenti stuprosequestro di persona e omicidio aggravato.

Rapimenti di Ariel Castro

Chi era Ariel Castro

Ariel Castro nacque a San Juan (Porto Rico), l’11 luglio 1960 da Pedro Castro e Lillian Rodriguez. Quando era bambino, i suoi genitori divorziarono. Poco dopo il divorzio si trasferì negli Stati Uniti con la madre e 3 fratelli, dove si stabilirono prima a Reading (Pennsylvania) e poi a Cleveland, Ohio. Nel 1979 si diplomò alla Lincoln-West High School di Cleveland.

Negli anni ottanta conobbe Grimilda Figueroa e si fidanzarono. Per i primi anni vissero dai genitori, fin quando nel 1992 si trasferirono al 2207 di Seymour Avenue. La loro casa era a 2 piani e misurava 130 m². Aveva quattro camere da letto, un bagno e un seminterrato di 71 m² .

Secondo la sorella di Grimilda Figueroa, quando sua sorella e Ariel Castro si trasferirono nella loro nuova casa “tutto iniziò a scatenarsi“. Disse che Castro aveva picchiato la moglie, rompendole naso, costole e braccia. La buttò anche giù da una rampa di scale, spaccandole il cranio.

Nel 1996 Grimilda scappò di casa e ottenne la custodia dei suoi 4 figli. Tuttavia, Ariel Castro non se ne fece una ragione e iniziò a perseguitarla, più volte rapì le sue figlie. Grimilda Figueroa morì nel 2012 a causa di complicazioni da un tumore al cervello.

I rapimenti del mostro di Cleveland

Nel raccontare questa storia horror, iniziamo col dire che ogni donna venne rapita dopo avere accettato un passaggio da Ariel Castro. Le portava a casa sua, le attirava dentro, le conduceva nello scantinato e le sequestrava.

L’uomo che soprannominarono il mostro di Cleveland rapì:

1) Michelle Knight

Michelle Knight (nata il 23 aprile del 1981) scomparve il 23 agosto 2002, dopo avere lasciato la casa di un cugino. Prese un passaggio da Ariel Castro, poiché lo conosceva già, essendo un amico di suo padre. La ragazza, allora ventunenne, il giorno del suo rapimento doveva comparire in tribunale per un caso di affidamento di minore che coinvolgeva suo figlio, all’epoca sotto la custodia dello Stato.

Dopo la scomparsa, la polizia pensò che fosse scomparsa volontariamente a causa della rabbia che provava per avere perso la custodia del figlio e quindi non prestarono molta attenzione alle indagini.

2) Amanda Berry

Amanda Berry (nata il 22 aprile 1986) scomparve il 21 aprile 2003, il giorno prima del suo 17º compleanno, stava tornando a casa dal suo lavoro a un Burger King. L’FBI inizialmente considerò la ragazza una fuggiasca, fino a una settimana dopo la sua scomparsa, quando un maschio non identificato usò il cellulare della ragazza per chiamare sua madre, dicendo: “Ho Amanda, sta bene e tornerà a casa tra un paio di giorni“.

Il 25 dicembre 2006 Amanda Berry diede alla luce una figlia all’interno della casa dove era imprigionata. La prova del DNA confermò che Ariel Castro era il padre biologico della bambina.

3) Gina DeJesus

Gina DeJesus (nata il 13 febbraio 1990) scomparve all’età di 14 anni. Venne vista per l’ultima volta a un telefono pubblico alle 3 del pomeriggio del 2 aprile 2004, mentre tornava a casa dalla sua scuola media. La giovane ragazza e la sua amica, la figlia del mostro di Cleveland, Arlene, avevano chiamato Grimilda Figueroa per chiederle il permesso di fare un pigiama party a casa di DeJesus. L’ex moglie del mostro aveva detto che non potevano e le due ragazze quindi si separarono. Arlene Castro fu l’ultima persona a vedere Gina DeJesus prima della sua scomparsa.

Un anno dopo la scomparsa di Gina DeJesus, l’FBI rilasciò uno schizzo composito e la descrizione di un sospetto maschio descritto come “Latino, 25-35 anni, 5 piedi e 10 pollici (1,78 m), 165-195 libbre (75-84 kg), con gli occhi verdi, un pizzetto e forse una barba sottile come una matita“. Secondo i dati del tribunale, Ariel Castro era alto 5 piedi e 7 pollici (1,70 m), pesava 179 libbre (81 kg); aveva gli occhi marroni e un pizzetto.

La prigionia delle ragazze sequestrate

Inizialmente, quando Michelle Knight fu rapita, il sequestratore la portò al piano di sopra, le legò mani e piedi e la sollevò facendo passare delle funi su mani, piedi e collo. La lasciò lì per 3 giorni e soltanto il terzo giorno le diede da mangiare.

Le ragazze erano segregate nelle camere da letto al piano di sopra che venivano chiuse ed erano costrette a usare bagni di plastica che venivano “svuotati di rado“. Venivano nutrite con un pasto al giorno e potevano fare la doccia, al massimo, due volte a settimana.

Michelle Knight racconterà alla polizia che Ariel Castro l’aveva messa incinta almeno 5 volte e le aveva indotto un aborto ogni volta a forza di botte: colpendola con i pugni, con i manubri da palestra e sbattendola contro i muri. La nonna di Michelle Knight disse ai giornalisti che la nipote avrebbe richiesto un intervento chirurgico per la ricostruzione del viso a causa delle percosse subite. Perse anche l’udito da un orecchio.

Nel dicembre del 2006, il mostro di Cleveland ordinò a Michelle Knight di assistere alla nascita della figlia di Amanda Berry. Il parto si svolse in una piscina gonfiabile. Castro ogni tanto portava la bambina fuori di casa, anche per visitare sua madre. La bambina chiamava Castro “papà” e la madre di Castro “nonna“. Nel 2013, mostrò a una delle sue figlie adulte un’immagine della bambina e disse che era la figlia della sua ragazza.

Onde evitare di essere scoperto, Ariel Castro teneva sempre la casa chiusa a chiave, c’erano lucchetti nel seminterrato, nell’attico e nel garage. Il mostro metteva ogni tanto alla prova le ragazze sequestrate, lasciando la casa parzialmente sbloccata e le uscite non protette. Se tentavano di scappare, le picchiava. Con questo metodo, l’uomo colpì psicologicamente le ragazze che così non cercavano di fuggire, poiché certe che si trattasse di un’altra prova.

La fuga di Amanda Barry

Il 6 maggio del 2013, quando Ariel Castro uscì di casa, Amanda Barry si accorse che il suo sequestratore non era riuscito a chiudere la grande porta interna della casa, ma soltanto quella più esterna. Allora la donna guardò attraverso una fenditura della porta e quando vide passare i vicini, iniziò a chiedere aiuto, urlando.

Il vicino Angel Cordero rispose a quelle urla, ma non parlando bene l’inglese, non riusciva bene a capire cosa stesse accadendo. Qualche attimo dopo si avvicinò un altro vicino, Charles Ramsey, e quando Amanda Berry gli disse che lei e sua figlia erano tenute in casa contro la sua volontà, allora l’uomo ruppe un pannello già appena crepato e fece un buco abbastanza grande da fare passare una persona.

Amanda Barry non esitò un momento, prese sua figlia e strisciarono nel buco. Dopo essere stata liberata, andò a casa di un altro vicino di lingua spagnola e chiamò il 911 dicendo: “Aiutami, sono stata rapita e sono scomparsa da dieci anni. E io sono qui. Sono libera ora!

Poco dopo gli agenti di polizia entrarono nella casa del mostro e salvarono anche Michelle Knight e Gina DeJesus. 

Il processo di Ariel Castro

Dopo il suo arresto avvenuto il 6 maggio del 2013, iniziò il processo contro il mostro di Cleveland. Il 12 luglio un grand jury della contea di Cuyahoga lo accusò per 977 reati: 512 di rapimento, 446 di stupro, 7 di imposizione sessuale, 6 di aggressione criminale, 3 di pericolo per i minori, 2 di omicidio aggravato e uno di possesso di strumenti criminali.

Il 26 luglio Ariel Castro si dichiarò colpevole per 937 accuse su 977, incluse quelle di sequestro di persona, stupro e omicidio aggravato, come parte di un patteggiamento che prevedeva condanne consecutive a più di 1000 anni di carcere senza possibilità di libertà condizionale. Nell’ambito del patteggiamento, rinunciò al suo diritto di appello e non poté avere alcun beneficio a causa della gravità dei suoi crimini.

All’udienza di condanna del 1º agosto 2013, Castro venne condannato all’ergastolo e a oltre a 1000 anni di carcere, il tutto senza alcuna possibilità di libertà condizionale. Venne multato per 100.000 dollari e la corte confiscò tutti i suoi beni per assegnarli alla contea di Cuyahoga.

Durante il processo, Michelle Knight disse al suo sequestratore: “Hai preso undici anni della mia vita, ho passato undici anni all’inferno, ora il tuo inferno è appena iniziato, supererò tutto quello che è successo, ma affronterai l’inferno per l’eternità. Morirai un po’ ogni giorno pensando agli undici anni di atrocità che hai inflitto a noi. Posso perdonarti, ma non dimenticherò mai“.

Come parte del patteggiamento, la casa in cui viveva il mostro, e dove aveva tenuto prigioniere le donne, venne demolita il 7 agosto 2013. Michelle Knight era presente e distribuì palloncini gialli, dicendo che rappresentavano i bambini scomparsi, alla folla riunita. I palloncini vennero rilasciati prima che la zia di DeJesus iniziasse la demolizione con una ruspa.

La sera del 3 settembre 2013, un mese dopo la condanna all’ergastolo, Ariel Castro venne trovato impiccato con un lenzuolo nella sua cella di detenzione presso il Correctional Reception Center di Orient (Ohio).

 

 

 

 

 

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