Morte nel passo Djatlov

L’incidente che condusse alla MORTE NEL PASSO DJATLOV avvenne la notte del 2 febbraio 1959, quando 9 escursionisti accampati nella parte settentrionale dei monti Urali morirono per cause rimaste sconosciute.

Morte nel passo Djatlov

La morte per cause sconosciute dei 9 escursionisti, avvenne sul versante orientale del Cholatčachl, la montagna dei morti. Secondo gli investigatori sovietici, le morti nel Passo Djatlov erano state provocate da una forza della natura, ma ancora oggi nessuno conosce il vero andamento dei fatti.

Dalle indagini dell’epoca, si scoprì che i cadaveri non avessero segni esteriori di lotta, ma 2 due delle vittime avevano il cranio fratturato, 2 avevano le costole rotte e a una mancava la lingua. Oltre a ciò, sui vestiti degli escursionisti riscontrarono un elevato livello di radioattività. Tutti fatti che hanno portato a molte congetture.

Dopo la morte degli escursionisti, quel passo montano venne rinominato Passo Djatlov e per 3 anni la zona fu interdetta agli sciatori e a chiunque altro intendesse avventurarcisi.

La spedizione maledetta

Alcuni ragazzi avevano formato un gruppo per intraprendere un’escursione con gli sci di fondo attraverso gli Urali settentrionali, nell’oblast’ di Sverdlovsk. Il gruppo di escursionisti, guidato da Igor Djatlov, era composto da 8 uomini e 2 donne.

L’obiettivo degli escursionisti era quello di raggiungere l’Otorten, un percorso che in quella stagione era valutato di terza categoria, ossia il più complicato. Tuttavia, tutti gli escursionisti erano molto esperti e già avevano fronteggiato delle spedizioni molto difficoltose.

Il gruppo iniziò l’avvicinamento alla montagna il 25 gennaio e per 5 giorni si mosse tra foreste, laghi ghiacciati e paesaggi invernali davvero stupefacenti. Il 28 gennaio uno di loro, Jurij Judin, si ritrovò costretto a tornare indietro a causa di un’indisposizione e quindi, molto fortunosamente, si salvò la vita. I diari e le macchine fotografiche ritrovate attorno al loro ultimo campo resero possibile ricostruire il percorso della spedizione fino al giorno precedente all’incidente.

Il primo febbraio del 1959 gli escursionisti iniziarono a salire verso il Passo Djatlov. In quella sera i ragazzi si sarebbero dovuti accampare alle pendici meridionali della montagna, ma una tempesta li spinse a posizionare il campo verso Ovest, ai piedi del monte Cholatčachl. Per ragioni non del tutto chiare, i nove escursionisti decisero di installare le tende sopra un pendio ghiacciato e non nel bosco, che distava poche centinaia di metri, dove certamente avrebbero trovato un maggior riparo dalle intemperie.

Accampati in quella zona, gli escursionisti ancora non sapevano che quella notte sarebbero morti e che la loro misteriosa vicenda sarebbe divenuta di dominio pubblico per molti anni. La morte nel passo Djatlov era molto vicina.

Le ricerche nel passo Djatlov

Era stato precedentemente concordato che, non appena fossero rientrati a Vižaj, Igor Djatlov avrebbe telegrafato alla loro associazione sportiva. Si pensava che questo sarebbe dovuto accadere non più tardi del 12 febbraio, ma anche quando tale data era trascorsa senza che fosse giunto alcun messaggio, nessuno reagì in quanto un ritardo di qualche giorno in simili spedizioni era una cosa piuttosto normale.

Alla fine, trascorsero altri giorni senza avere notizie degli escursionisti e il 20 febbraio, una numerosa squadra composta da polizia, esercito, studenti e insegnati del Politecnico si mosse verso la montagna con la speranza di trovarli ancora vivi e poterli salvare. L’impegno profuso nelle ricerche fu davvero imponente,oltre alle squadre di terra utilizzarono aerei ed elicotteri, ma le prime tracce del gruppo le trovarono soltanto il 26 febbraio, quando scoprirono la tenda nella quale si erano accampati per la loro ultima notte.

La tenda era molto danneggiata e da questa si poteva seguire una serie di impronte che si dirigevano verso i boschi vicini, ma dopo 500 metri scomparivano nella neve. Sul limitare della foresta, sotto un grande cedro, la squadra di ricerca trovò i resti di un fuoco, insieme ai primi 2 corpi, entrambi scalzi e con addosso soltanto la biancheria intima. Tra il cedro e il campo ritrovarono altri 3 corpi, dalla posizione sembrava che stessero provando a ritornare alla tenda. I corpi erano lontani l’uno dall’altro, rispettivamente alla distanza di 300, 480 e 630 metri dall’albero di cedro.

I 4 escursionisti rimasti li ritrovarono soltanto il 4 maggio del 1959, sepolti sotto un metro e mezzo di neve in una gola scavata da un torrente all’interno del bosco sul cui limitare sorgeva, a mezzo chilometro di distanza, il cedro.

La storia horror che racconta la vicenda degli escursionisti morti nel Passo Djatlov si fa molto tragica e davvero inspiegabile…

L’indagine sulla morte degli escursionisti

Quando partì l’inchiesta legale per capire la morte degli escursionisti nel passo Djatlov, questa si concluse subito e frettolosamente, stabilendo che fossero deceduti per ipotermia. Tuttavia, il ritrovamento degli ultimi 4 cadaveri, complicò il quadro della situazione e si riaprì l’inchiesta.

Questi ultimi 4 cadaveri mostravano gravi lesioni interne con costole spezzate, gravi fratture craniche e, incredibilmente, una di loro fu trovata senza lingua e con gli occhi mancanti. Cosa particolarmente surreale: nessuno dei 3 cadaveri presentava escoriazioni esterne. Inoltre tutti gli indumenti recuperati presentavano un livello elevatissimo di radioattività e, oltre ai corpi, furono rinvenuti dei frammenti metallici la cui natura non è mai stata ben chiaramente identificata.

Anche se la temperatura era molto rigida (tra i −25° e i −30°) con una tempesta di neve che infuriava, i corpi erano solo parzialmente vestiti. Alcuni avevano soltanto una scarpa, altri non le avevano proprio o indossavano soltanto i calzini.

Il verdetto finale fu che gli escursionisti fossero morti a causa di una «irresistibile forza sconosciuta» e chiusero ufficialmente l’inchiesta nel maggio 1959 per “assenza di colpevoli“. Secondo alcune fonti, i fascicoli furono mandati in un archivio segreto e le fotocopie del caso, con alcune parti comunque mancanti, le resero disponibili solo negli anni novanta.

Anni dopo, un’altra spedizione che si trovava in zona, raccontò di avere visto nel cielo delle sfere arancioni uguali a quelle che molti abitanti di Ivdel avevano spesso avvistato sopra il cielo della cittadina. Le autorità governative identificarono quelle sfere arancioni come missili R-7.

Ipotesi sulla morte nel passo Djatlov

La morte nel passo Djatlov ha dato vita a più ipotesi:

1) Un attacco da parte dei Mansi, abitanti del posto, che avrebbe spinto i ragazzi a fuggire. Tuttavia, l’assenza di segni di colluttazione e la totale mancanza di impronte sulla neve, oltre a quelle degli escursionisti, la rende poco veritiera.

2) Secondo Jurij Judin, unico sopravvissuto della comitiva, i suoi amici sarebbero entrati in un campo per test militari.

3) Per alcuni alpinisti si sarebbe invece trattato di una paranoia da valanga. Un rombo forte, simile a quello di una valanga, avrebbe spinto gli escursionisti a uscire dalle tende per trovare riparo tra gli alberi.

4) Una tempesta perfetta con tanti micro tornado che avrebbero distrutto il campo base costringendo i giovani a fuggire. La tempesta avrebbe generato degli infrasuoni inascoltabili per l’orecchio umano che avrebbero mandato in confusione gli escursionisti, facendoli cadere in preda alla follia.

5) Il gruppo sarebbe stato vittima della sperimentazione di una segreta arma sovietica.

6) Gli escursionisti sarebbero stati attaccanti dagli alieni. Con questa ipotesi si giustificherebbero tutti gli avvistamenti delle sfere arancioni nel cielo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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