Ludwig

Per la rubrica sui più folli mai esistiti sul pianeta, oggi parleremo dei LUDWIG.

 

Ludwig

Wolfgang Abel e Marco Furlan commettevano omicidi spinti da puro nazismo e follia xenofoba. Il tedesco e l’italiano, negli anni tra il 1970 e il 1985 uccisero, in nome della razza e dell’ideologia nazista. Gli omicidi erano rivendicati da una strana e oscura organizzazione di ispirazione neonazista: i Ludwig.

Le vittime furono per lo più omosessuali, tossicodipendenti e prostitute, ma non scamparono alla mattanza anche chi frequentava cinema a luci rosse o ragazzi amanti delle discoteche. Uccisero in Veneto, poi in zone limitrofe, in Lombardia e in Germania. La matrice che accomunava i delitti di Ludwig era una devastante furia moralizzatrice. L’odio per i diversi e per chi non obbedisce alle regole del perbenismo. Un odio che spinge Ludwig a colpire anche dei frati, rei di aver divulgato una fede distorta e ingannevole. Anche le modalità degli omicidi sono brutali: le aggressioni venivano effettuate con coltelli, martelli, punte di scalpello o con il fuoco.

Ludwig aveva una caratteristica diabolica: non solo rivendicava puntualmente i suoi orrendi delitti, ma forniva agli inquirenti anche gli elementi, le circostanze, le prove, che solo chi aveva ucciso poteva conoscere.

Chi erano i Ludwig:

I due membri del Ludwig erano figli dell’alta borghesia della città e dell’hinterland di Verona. Marco Furlan, residente nel prestigioso quartiere di Borgo Trento, era figlio del primario del centro ustionati dell’Ospedale Civile Maggiore di Verona e al momento dell’arresto risultava in procinto di laurearsi in fisica presso l’Università di Padova; Wolfgang Abel viveva invece a Negrar, dove la sua famiglia si era trasferita dopo un periodo a Monaco di Baviera. Figlio di un consigliere delegato di una compagnia assicurativa tedesca, era laureato in matematica a pieni voti e lavorava nella medesima compagnia assicurativa del padre.

Furlan e Abel si conobbero alla scuola superiore, trovandosi concordi sulla necessità di ripulire il mondo da tutto ciò che a loro avviso era deviato. Il loro rapporto proseguì anche oltre la scuola e si consolidò in virtù del fatto che ambedue frequentavano un gruppo di giovani dell’epoca, i quali usavano incontrarsi in piazza Vittorio Veneto a Borgo Trento.

Gli omicidi dei serial killer:

Il 25 agosto 1977 a Verona commisero il loro primo crimine, rinchiudendo il senzatetto Guerrino Spinelli nella sua Fiat 126 e incendiandola. Seguì, il 17 dicembre 1978, l’assassinio del cameriere omosessuale Luciano Stefanato, bersagliato da 30 coltellate a Padova e il cui cadavere fu ritrovato con ancora le due lame conficcate nella schiena. Quasi un anno dopo, il 12 dicembre 1979, Furlan e Abel uccisero a coltellate il tossicodipendente ventiduenne Claudio Costa, a Venezia. La follia omicida proseguì nel 1980 a Vicenza con l’uccisione a colpi di ascia e di martello della prostituta cinquantaduenne Alice Maria Baretta. Il 25 novembre dello stesso anno i due rivendicarono per la prima volta questi delitti, inviando una lettera firmata col nome Ludwig (sovrapposto allo stemma della Germania nazionalsocialista) alla redazione di Mestre del quotidiano Il Gazzettino.

Furono anche accusati di avere dato alle fiamme, il 25 maggio 1981, la torretta di Porta San Giorgio a Verona, divenuta ricovero per tossicodipendenti e senza casa. Nel rogo morì il diciassettenne Luca Martinotti che stava trascorrendo la notte lì con un altro amico, rimasto gravemente ferito. Per questo delitto furono assolti, sebbene una lettera di rivendicazione a firma Ludwig fosse pervenuta alla redazione de La Repubblica.

«LUDWIG
LA NOSTRA FEDE È NAZISMO
LA NOSTRA GIUSTIZIA È MORTE
LA NOSTRA DEMOCRAZIA È STERMINIO
RENDIAMO NOTO CHE ABBIAMO PUNTUALMENTE RIVENDICATO IL ROGO DI SAN GIORGIO A VERONA CON IL MESSAGGIO
INVIATO A ‘LA REPUBBLICA’.
ALLEGHIAMO UN DISCHETTO METALLICO
IDENTICO A QUELLO APPLICATO SULLA
PIÙ GRANDE DELLE TRE TORCE USATE.
GOTT MIT UNS»

Ludwig

Il 20 luglio 1982 colpirono due frati settantenni del Santuario della Madonna di Monte Berico a Vicenza. Li uccisero a martellate mentre passeggiavano. Il 26 febbraio 1983 uccisero a Trento un sacerdote con un punteruolo piantato nel cranio con attaccato un crocifisso.

Il 14 maggio 1983 diedero fuoco al cinema a luci rosse “Eros” di Milano, uccidendo sei persone e ferendone trentadue. Il 17 dicembre dello stesso anno colpirono al di fuori del territorio italiano incendiando il sexy club “Casa rossa” di Amsterdam e causando 13 morti. Seguì, l’8 gennaio 1984, l’incendio appiccato alla discoteca “Liverpool” di Monaco di Baviera, in cui morì una cameriera di origine italiana che lavorava nel locale e sette persone rimasero ferite; quest’ultimo atto venne rivendicato in un volantino inviato ad alcune testate giornalistiche, intitolato Al Liverpool non si scopa più!.

L’arresto dei serial killer:

La sera del 4 marzo del 1984 intendevano appiccare un fuoco in una discoteca in provincia di Mantova, ma essendo questa fatta con materiali ignifughi, il loro piano non ebbe effetto. Nel tentativo di fuga furono bloccati dai buttafuori e quasi linciati dalle persone. Furono così arrestati dalla polizia. Da qualche anno sono di nuovo in libertà. Entrambi asseriscono di non essersi mai più visti né sentiti.

 

 

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