Limbo eterno – Amore eterno

LIMBO ETERNO – AMORE ETERNO di Alessio Bianchetto

Limbo eterno - Amore eterno

Amore eterno è uno dei racconti di Alessio Bianchetto che fanno parte della raccolta horror/noir intitolata Limbo eterno. Da come afferma l’autore, i racconti della raccolta partono da spunti autobiografici per poi degenerare nella follia e (non) finire in un limbo eterno. HorrorVertolli ha letto l’intera raccolta di racconti e li ha trovati molto belli, scorrevoli e capaci di divulgare una miriade di sensazioni che vanno dalle più godibili e leggiadre alle più cupe e tormentose. Adesso lettori, gustatevi:

Amore eterno

Non era mai stato un granché in nulla di quello che aveva provato a fare: non era stupido ma non era mai stato uno studente modello; non aveva spiccate doti artistiche; non era mai stato un gran lavoratore, come lo era stato suo padre… una vita a spaccarsi la schiena per cosa? Domanda alla quale non aveva ancora saputo rispondere. Aveva avuto alcune relazioni sentimentali… solo una aveva avuto una certa importanza… ma era finita da tempo… senza un vero motivo. Lei un giorno se n’era andata e basta… e lui non l’aveva trattenuta. L’amore con la A maiuscola l’aveva sfiorato, incuriosito. Aveva iniziato a piacergli svegliarsi con accanto quella che pensava essere la sua metà per il resto dei loro giorni. Condividere tutto, dalla più piccola gioia al raffreddore… poi, quando iniziava ad abituarsi all’idea di una vita felice in due… tutto finì. Un mattino lei disse che doveva andare e lui capì che non sarebbe tornata.

Visse così in una sorta di limbo… per quella che pareva essere un’eternità. La sua routine quotidiana prevedeva alzarsi, lavorare, ubriacarsi, dormire. Ebbe qualche altra storia senza importanza, implicava però sempre un “ma”: era divertente “ma” immaturo, non era brutto “ma” c’era sempre qualcuno di più attraente. Era un grande ma… era stufo. Ormai aveva perso la speranza di trovare una donna che lo capisse, accettasse, amasse… e da poter amare. Finché un giorno conobbe lei… Avvenente ma non volgare, ironica e spigliata… una brava ragazza che non sembrava voler altro che vivere un giorno alla volta serenamente… e che pareva volerlo fare con lui. Fu infatti sua la prima mossa e questo lo lasciò intontito in un primo momento. Gli pareva che volesse prenderlo in giro, ma più passava il tempo, più si fidava e le sue preoccupazioni pian piano svanivano.

S’innamorò di nuovo. Il grigio sfumò in tonalità argentea, il cibo tornò ad esser saporito, l’alcol non era più un compagno giornaliero. I loro destini erano uno nelle mani dell’altra… in eterno. Dopo la prima volta si era ripromesso che se la vita gli avesse dato la possibilità di conoscere ancora l’Amore, non se lo sarebbe lasciato sfuggire più. Andarono a convivere in una villetta in collina lasciata loro dallo zio di lei. Due camere da letto al secondo piano: cucina, salotto al primo, un bagno per piano. La trasformarono nel loro piccolo castello. Passarono gli anni come in una fiaba… si pensava al matrimonio… a dei figli.

Filò tutto liscio finché iniziarono a sorgere i primi dubbi, portati anche da strani incubi: lei che lo tradiva con chiunque, che lo abbandonava mentre lui era al lavoro. Subito non ci fece troppo caso… pian piano però ne fu condizionato. La seguiva appena poteva, frugava nelle sue cose in cerca di indizi probabilmente inesistenti. La paranoia s’impossessò di lui, e per combatterla ricominciò a bere regolarmente. Lei si accorse che qualcosa non andava e appena si entrava nel discorso lui sviava e usciva di casa adirato. Le settimane si susseguivano e realtà e illusione iniziarono a confondersi nella sua mente. Un’idea apparentemente folle s’insinuò in lui: il curaro, un veleno dall’effetto paralizzante assunto in piccole dosi.

Se ne sarebbe autoamministrato un po’ alla volta, stando male fino a procurarsi una morte apparente. Tutto questo per provare inequivocabilmente il sentimento che lei provava nei suoi confronti; fosse stato lucido si sarebbe accorto che era pura follia… si amavano e non c’erano problemi, ma così non fu. Portò avanti il suo delirio. Stava sempre peggio e, avendo studiato il modo di mischiare il curaro al cibo senza lasciare tracce, nessuno capiva il perché del suo malessere. Lei gli stette sempre vicino. La vedeva piangere di nascosto… ma non si fermò. Ormai aveva la carnagione di uno spettro e il respiro era sempre più flebile dato che i polmoni erano prossimi alla paralisi. Era andato oltre e arrivò realmente a sembrare morto.

Lei era sull’orlo di una crisi di nervi… non sapeva più che fare, non dormiva che qualche attimo… crollava esausta ma dopo pochi istanti si risvegliava in preda al panico.

Il timore di perdere la sua ragione di vita la rese isterica. Una notte chiuse gli occhi e, quando li riaprì, lui non dava segni di vita. Provò a rianimarlo ma senza accorgersi che non era veramente trapassato.

Stando al suo capezzale sprofondò nella depressione più profonda e, credendo di averlo perso, l’unica soluzione fu la più infausta: si tagliò le vene e spirò. Non vedendoli, l’indomani un vicino andò a casa loro trovandosi davanti al fatto compiuto: lui a letto in fin di vita, lei nella vasca da bagno… morta. Arrivarono i soccorsi e, costatato il decesso della donna, capirono che lui era in condizioni critiche ma vivo. Dopo settimane di cura migliorò a poco a poco finché si riprese del tutto. Esteriormente era guarito ma dentro era divorato dal dolore e dai rimorsi per ciò che aveva fatto. Aveva portato al suicidio l’unica donna che lo aveva amato realmente.

Aveva cercato di vendere la loro casa ma senza successo. Nel frattempo, pur riluttante, aveva continuato a viverci dentro. Qualche volta, in dormiveglia, gli pareva di vederla ancora accanto a lui che gli sussurrava parole dolci. Una notte, girandosi nel sonno, toccò qualcosa di umido… si svegliò di soprassalto, accese la luce… era sangue fresco. Vedeva delle tracce e le seguì fino in bagno. Lei era lì… nuda nella vasca… i polsi tagliati… lo chiamava a sé. Ora sapeva cosa fare. Si spogliò, entrò anche lui nella vasca e usò lo stesso coltello con cui si era tagliata i polsi la sua principessa… poi la abbracciò, dicendole che gli dispiaceva e non si sarebbero più divisi. Si sarebbero Amati in eterno.

 

Racconti horror

 

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