Juan Corona

Per la rubrica sui più folli mai esistiti sul pianeta, oggi parleremo di JUAN CORONA.

Juan Corona il killer del machete

Juan Corona, noto ai più come il Killer del machete, nacque nel 1934 ed è un assassino seriale messicano. Fu autore di 25 o più omicidi compiuti in sei settimane (circa un omicidio ogni 40 ore) in California.

Chi era Juan Corona

Appena sedicenne emigrò illegalmente in America e andò a vivere in California, trovando lavoro come bracciante nelle piantagioni. Si sposerà con Gabriella E. Hermosillo, il matrimonio avverrà in Nevada. Sebbene fosse sposato, era bisessuale e frequentava degli omosessuali, con cui talvolta si lasciava andare in attacchi di rabbia. Anche uno dei fratelli era omosessuale; Juan lo sapeva, e pare che da quel momento avesse iniziato a sviluppare tendenze di omofobia. Questo spiegherebbe il perché dei suoi attacchi di rabbia; non a caso una parte delle sue future vittime saranno gay. Corona aveva un Quoziente Intellettivo (Q.I.) di 130, un punteggio abbastanza elevato.

Il 23 e il 24 dicembre 1955 un’inondazione del fiume Yuba colpì la California del nord per due settimane, uccidendo 38 persone. Juan Corona, a seguito di questo episodio, ebbe un collasso mentale, coadiuvato da alcuni episodi di schizofrenia. Delirava, dicendo che fossero tutti morti nell’inondazione e che stesse vivendo su una “terra di fantasmi”. Gli fu diagnosticata una forma di schizofrenia di tipo paranoide. Fu sottoposto a ben 23 elettro-shock senza anestesia e venne rilasciato dopo tre mesi di ricovero. Attorno a questo periodo iniziò a bere in modo pesante.

Corona fu poi deportato in Messico, ma tornò legalmente in California con la Green Card (un documento che attesta la residenza permanente) diverso tempo dopo. Riuscì a smettere di bere alcol, tuttavia mostrò spesso segni di schizofrenia e comportamento violento. Prese a lavorare e si guadagnò la stima di lavoratore assiduo. Nel 1959 si risposò con Gloria I. Moreno ed ebbe quattro figlie.

Il serial killer Juan Corona

Il 25 febbraio 1970 commise un tentato omicidio nel bagno del Guadalajara Cafè di proprietà di uno dei fratelli. Juan Corona colpì alla testa e alla faccia un cliente con un machete; il quale sopravvisse e raccontò l’accaduto alla polizia. Egli vinse una causa di 250.000 dollari contro il fratello di Juan Corona, il quale fu costretto a vendere il locale e fuggire in Messico. Nel marzo del 1970 Juan Corona tornò nello stesso ospedale del 1956 per alcuni trattamenti.

Gli omicidi partirono dal Febbraio 1971 e si conclusero il 19 maggio 1971. Il modus operandi era il seguente: trovava e si offriva di assumere dei lavoratori tra i 40 e i 68 anni per fargli svolgere alcune mansioni al suo posto; in realtà era un trucco per attirare la vittima ed ucciderla al momento ritenuto più propizio. Quasi tutte le vittime erano contadini, immigrati, alcolizzati o vagabondi. Per gli omicidi usava quasi sempre un machete, anche se in rari casi pugnalò e una volta sparò. Degli abusi sessuali precedevano il momento dell’omicidio.

Juan Corona

Il 19 maggio del 1971 un contadino americano-giapponese di nome Goro Kagehiro trovò in un frutteto una fossa che quella stessa sera scoprì ricoperta di terra. Insospettito, chiamò lo sceriffo e fece accorrere la polizia; gli agenti scavarono nella fossa e trovarono un cadavere avvolto in un sacco nero. Il corpo mostrava segni di abuso sessuale, alcune coltellate e il cranio spaccato con alcuni colpi di machete. Addosso ai vestiti aveva delle riviste di pornografia omosessuale.

Gli agenti svolsero delle indagini e riuscirono ad identificare la vittima come Kenneth Whitacre, un vagabondo omosessuale di 40 anni. Col passare del tempo, furono trovati altri corpi e il panico iniziò a dilagare tra i contadini di Yuba City. La polizia non riusciva ad identificare il colpevole e la stampa battezzò il serial killer come “Assassino del Machete”. Alcune vittime erano talmente ridotte male che non si riuscirono ad identificare.

La fine del serial killer

Nei giorni seguenti furono trovati altri cadaveri sotterrati e nelle tasche di alcuni cadaveri trovarono una ricevuta di acquisto di carne firmato da un certo “Juan V. Corona”. Il 26 maggio 1971 la polizia lo arrestò con l’accusa di 9 omicidi; la moglie e le quattro figlie rimasero sbalordite di ciò, ma gli agenti le calmarono. Durante la perquisizione dell’appartamento trovarono un gran numero di prove: delle ricevute identiche a quelle trovate addosso ai cadaveri, una mannaia, un’accetta, una pala sporca di terra, dei proiettili e dei sacchi che contenevano i vestiti delle vittime. Nel furgone parcheggiato sul retro trovarono una pistola, due coltelli sporchi di sangue, il machete (lungo 18 pollici) e delle macchie di sangue sul sedile posteriore, segno che aveva trasportato un cadavere. In un taccuino c’erano segnati 34 nomi e date, tra cui sette vittime conosciute.

In carcere, a Juan Corona gli fu diagnosticata un’insufficienza coronaria. Il suo processo iniziò l’11 settembre 1972 e si svolse a Fairfield, una località californiana che si trova ad un’ora da Yuba City. Fu ritenuto colpevole di 25 omicidi di primo grado e condannato a scontare 25 ergastoli senza la possibilità di essere rilasciato sulla parola. Fu così imprigionato al carcere di Vacaville, a 14 km da Fairfield.

Con questo articolo avete ben compreso che il serial killer del machete è davvero perfetto per fare parte della categoria dei più folli mai esistiti sul pianeta.

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