Il villaggio fantasma

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IL VILLAGGIO FANTASMA di Francesco Forte è un racconto horror che si svolge in un luogo veramente strano e inquietante, ai ruderi del piccolo villaggio di Asur.

Il villaggio fantasma

Il racconto horror intitolato Il villaggio Fantasma

La mia più grande passione è passeggiare tra le rovine delle città abbandonate e diroccate. Così una calda domenica di metà primavera decido di andare ai ruderi del piccolo villaggio di Asur.

È un posto veramente strano ed inquietante; difatti esso si trova sopra una spoglia ed arida collina dall’aspetto poco rassicurante.

Quando inizio a percorrere lo stretto sentiero che dolcemente procede verso la sommità del colle, il mio cuore inizia ad essere tormentato dai primi dubbi e paure. Nel mio villaggio circolano voci e leggende circa gli avvenimenti che sono successi ad Asur cento anni fa. Si dice che durante un violentissimo temporale avvenuto nel cuore dell’inverno, quando la natura muore ed il cuore degli uomini diventa freddo come il ghiaccio che ricopriva i fragili tetti di Asur. Fatto sta che la tempesta era così violenta e devastatrice che nulla ha deciso di risparmiare durante quella tragica giornata. Così uomini, donne, bambini e anziani sono stati spazzati via come spighe di grano prima della mietitura.

Quel giorno la tempesta non si è solo presa le case, le stalle e le piccole colture, ma bensì ha stroncato la vita di duecentocinquanta persone che hanno abbandonato questo mondo senza poter minimamente pensare a come mettersi in salvo, oppure come dirsi addio a vicenda l’un latro.

Da quel giorno si dice che i loro spiriti “passeggiano” tra le mura abbattute ed impolverate di Asur proteggendo il villaggio dai visitatori stranieri che vogliono disturbare la loro quiete.

Personalmente non ho mai creduto in queste leggende, anche se come tutti gli esseri umani mi trovo incondizionatamente investito dal dubbio man mano che la distanza con il villaggio di Asur si assottiglia sempre più.

Mi guardo constantemente attorno, il cielo limpido e azzurro è spoglio di nuvole, gli uccelli sembrano spariti, oppure non osano volare sopra i ruderi del villaggio fantasma, il vento soffia caldo e debole sopra la mia pelle sudata per via della salita. Quando scorgo le prima mura diroccate di Asur il mio cuore comincia a martellare a ritmo incalzante.

Mi sento come un paleontologo che si avvicina allo scavo dove è stato rinvenuto il fossile di un dinosauro del Giurassico. Eppure qualcosa dentro il mio cuore mi sussurra di voltare le spalle, e correre giù per la collina e tornare nella mia umile dimora senza più pensare al villaggio di Asur.

Ragionamenti inutili, ormai sono come un magnete, un asteroide che precipita su un pianeta, desidero ardentemente vedere quello che si nasconde tra quelle mura.

Una volta giunto sulla sommità della collina, il mio sguardo comincia ad osservare tutto quello che mi circonda.

Il bianco sentiero si districava in mezzo alle case diroccate come un piccolo canyon in secca; fatto sta che mi ritrovai a perlustrare i ruderi del villaggio. Man mano che procedevo in mezzo a tanta distruzione e desolazione, continuavo a pensare ai giorni in cui queste povere mura avevano conosciuto la bellezza e la prosperità; mentre ora sembrano ossa umane smembrate dalle carogne e lasciate marcire al sole.

Continuavo a guardarmi attorno cercando chissà cosa, forse niente, perché queste mura non suggeriscono nulla, mentre l’unica parola che mi viene in mente è: Morte.

Poi come tutti gli esseri umani fui assalito dalla paura. La paura di essere solo, la paura di essere scoperto dai fantasmi (perché ora ci credo), la paura di morire. Insomma la mia sensazione era la paura nella sua forma più pura.

Iniziai ad accelerare il passo, muovendomi nel labirinto di case diroccate, senza una vera e propria meta, desideravo trovare l’uscita. Eppure qualcosa era scattato dentro la mia testa, perché non riuscivo a trovare la strada che mi aveva portato fin nel cuore del villaggio. Cominciai a correre all’impazzata senza sapere dove andare, le case erano tutte uguali, il sentiero pure, mi sentivo una mosca precipitata nella ragnatela di un ragno.

Improvvisamente la testa cominciò a farmi un male tremendo, come se una mazza di legno mi stesse colpendo ripetutamente sulla nuca. Poi accade un fatto terribile. Nel frattempo che cercavo disperatamente una via di fuga, volsi lo sguardo verso le finestre diroccate delle case, e dove una volta c’era il vetro, in questo preciso istante una moltitudine di facce demoniache mi guardavano sogghignando.

I loro volti erano vecchi e bianchi come la neve, gli occhi erano vitrei e privi di vita, il sangue colava lievemente dagli angoli della bocca. Mi fermai di colpo, tremante per la paura che mi teneva paralizzato, immobilizzato, incapace di ragionare. I fantasmi continuavano a squadrarmi mentre dalle loro bocche traboccanti di sangue usciva una risata tremenda, malefica, non umana.

Caddi per terra agonizzante e stremato; non riuscivo ad individuare il sentiero, era scomparso oppure non c’era mai stato. I mostri sembravano darmi il benvenuto nel loro regno, trionfanti e maligni come non mai. Il mio corpo non emanava più calore, era freddo come il ghiaccio; persino il sole era scomparso.

Infine mi distesi supino, guardando con le ultime forze i mille volti della morte. l’ultima cosa che sentii fu lo scrosciare improvviso della pioggia che bagnava le mie membra, il suo rumore era talmente forte e acuto che annunciava in anticipo l’avvenuta di un violento temporale.

Biografia di Francesco Forte

Francesco Forte è nato in Sardegna nel 1995, ed è appassionato di scrittura e lettura. Ha scritto diversi racconti horror, noir e personali. Anche se la sua più grande stesura (fino ad ora) è la pubblicazione del libro Fantasy “Il grande viaggio verso le Alte Montagne” (2019), vincitore del premio Golden books Awards 2020. Inoltre continua imperterrito nella sua grande missione di scrivere quanti più racconti possibili.

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