Il mostro di Firenze

Per la rubrica sui più folli mai esistiti sul pianeta, oggi parleremo di: IL MOSTRO DI FIRENZE.

Il mostro di Firenze

Con l’appellativo Il mostro di Firenze i media italiani si riferiscono all’autore o agli autori di una serie di otto duplici omicidi avvenuti tra il 1968 e il 1985 nella provincia di Firenze. Una storia vera di assassino seriale o assassini seriali da brividi.

Le indagini furono focalizzate su un possibile movente di natura esoterica, che secondo gli inquirenti avrebbe spinto una o più persone a commissionare i delitti. L’inchiesta della Procura di Firenze ha condotto alla condanna di due uomini identificati come gli autori di 4 duplici omicidi, quelli che furono soprannominati “compagni di merende“. Parliamo di Mario Vanni e Giancarlo Lotti (reo confesso e chiamante in correità dei presunti complici). Poi abbiamo un terzo soggetto, Pietro Pacciani, condannato in primo grado a più ergastoli per 7 degli 8 duplici omicidi e successivamente assolto in appello. Pietro Pacciani è morto prima di essere sottoposto a un nuovo processo in appello.

La vicenda del cosiddetto Mostro di Firenze ebbe un notevole risalto, in quanto fu il primo caso di omicidi seriali in Italia riconosciuto come tale. Tale vicenda suscitò del terrore per la tipologia di vittime (giovani coppiette in atteggiamenti intimi), ne nacque una vera e propria psicosi del mostro.

Chi sono i Compagni di merende

Gli omicidi seriali del Mostro di Firenze si sono come detto sviluppati nell’arco di 17 anni e hanno riguardato giovani coppiette appartatesi nella campagna fiorentina in cerca di intimità. I delitti tranne uno sono avvenuti in autoveicoli e sempre in luoghi appartati, i notti di novilunio, quasi sempre d’estate, nel fine settimana o in giorni prefestivi.

Gli omicidi sono stati adempiuti sempre con la stessa arma da fuoco, una pistola Beretta della serie 70. Una calibro 22 Long Rifle caricata con munizioni Winchester marcate con la lettera H sul fondello del bossolo.

Generalmente il serial killer sparava prima al maschio e poi alla femmina. La femmina veniva poi martoriata con armi da taglio. In quattro degli otto duplici omicidi, il serial killer ha asportato il pube delle donne assassinate con un’arma bianca. Negli ultimi due casi alle donne era stato asportato anche il seno sinistro.

Il profilo del serial killer viene ipotizzato come un uomo destrimane della zona, iposessuale, feticista, d’intelligenza media o superiore alla media, alto circa 1,80 m. Queste caratteristiche psicologiche si evincono dalla perizia De Fazio e dal profilo dell’FBI di Quantico. L’altezza del serial killer è stata ipotizzata in base all’altezza dei fori nel furgoncino delle vittime di Giogoli. Il dato trarrebbe conferma anche da una possibile impronta di un ginocchio, forse lasciata dal killer nell’omicidio di Vicchio. Scientificamente però questi rilievi sull’altezza del killer non si sono concretizzati in prove processuali inoppugnabili, vista la condanna in primo grado inflitta a Pacciani come unico serial killer; alto solo 165 cm circa. Secondo altre opinioni, invece, il serial killer fiorentino sarebbe di altezza media o persino modesta.

Scopriamo adesso chi sono davvero i Compagni di merende implicati in questa terrificante vicenda del fiorentino…

Pietro Pacciani:

Il mostro di Firenze

Pietro Pacciani nacque il 7 gennaio del 1925 ad Ampinana ed era soprannominato il Vampa per i suo trascorsi giovanili come mangiafuoco  per le ferie paesane. Era definito un uomo collerico, depravato e brutale indipendentemente dalle accuse per gli omicidi del mostro di Firenze. Era violento e crudele anche con la moglie e le figlie.

Infatti, nel 1951, quando aveva 26 anni, sorprese l’allora fidanzata Miranda Bugli (a quei tempi quindicenne) in atteggiamenti intimi con un altro uomo. Accecato dalla gelosia uccise l’uomo a coltellate e poi costrinse la giovane ad avere un rapporto sessuale con lui accanto al cadavere. La condanna fu a 13 anni di carcere. Questa storia fece talmente scalpore in Toscana che prese a essere raccontata dai cantastorie. L’analogia di questo delitto con quelli del mostro di Firenze, sarà l’intuizione e l’indizio che porterà gli inquirenti a indagare seriamente su Pacciani.

Gli inquirenti si convincono che Pacciani sia il serial killer. Come movente affermano che lui ucciderebbe le coppie per rivivere da vincitore il delitto del 1951, accanendosi con la donna che simboleggia l’ex fidanzata che lo aveva tradito.

Vari indizi fecero sospettare che Pacciani fosse il mostro di Firenze:

  • Scriveva la parola Repubblica con una sola B come scritto nella busta col lembo di seno inviata dal serial killer nel 1985.
  • Possedeva giornali e riviste che narravano i delitti del mostro di Firenze.
  • Aveva foto con pubi segnati a matita.
  • Su un foglio aveva scritto il numero di targa di una macchina appartenente a una coppia che si appartava nella zona di Scopeti, luogo del delitto del settembre 1985.
  • Aveva dei legami con tutti i luoghi dove avvennero gli omicidi, anche se alcuni un po’ forzati dagli inquirenti.

Fu arrestato e additato come il mostro di Firenze e poi assolto in appello. Il 22 febbraio del 1998, proprio alla vigilia dell’inizio del secondo processo d’appello a suo carico, Pietro Pacciani viene trovato morto nella sua abitazione con i pantaloni abbassati e il maglione tirato in alto fino al collo. Un esame tossicologico rivela nel sangue tracce di un farmaco anti-asmatico fortemente controindicato per lui (che non soffriva di asma ed era invece affetto da una malattia cardiaca).

Testimoni dissero che lui avesse paura di qualcuno e che si barricasse in casa. Il giorno della sua morte porte e finestre erano spalancate ed emerse la teoria che fosse stato assassinato da una setta satanica che intendesse metterlo a tacere…

Mario Vanni:

Il mostro di Firenze

Nato il 23 dicembre del 1927, era soprannominato Torsolo per l’esile fisico. Era un postino che sentito come testimone al processo contro Pacciani, alla domanda «Signor Vanni, che lavoro fa lei?» rispose iniziando la sua deposizione in modo inatteso e illogico dicendo «Io sono stato a fa’ delle merende co’ i’ Pacciani no?».

Fu incriminato per concorso in duplice omicidio e vilipendio di cadavere e condannato al carcere a vita. Storici i suoi siparietti fuori luogo in aula, dovuti all’ignoranza e all’età avanzata. Morirà nel 2009 all’età di 81 anni.

Giancarlo Lotti:

Il mostro di Firenzze

Giancarlo Lotti, nato il 16 settembre del 1940 e soprannominato Katanga, fu condannato a 30 di reclusioni per gli omicidi del Mostro di Firenze.

Rimasto orfano di entrambi i genitori in giovane età ed isolato dagli altri suoi parenti, era un disoccupato che in precedenza aveva sempre svolto solo piccoli lavori saltuari. Alcolista fin dall’adolescenza e con problemi intellettivi, viveva solamente grazie agli aiuti della locale Caritas, grazie alla quale aveva trovato anche un alloggio dove poter vivere.

Fu lui a confessare di essere presente al delitto di Scopeti nel 1985 e ad accusare Pacciani e Vanni. In seguito si autoaccusò anche del delitto della coppia di tedeschi del 1983, affermando che avrebbe sparato su ordine di Pacciani. Nelle sue dichiarazioni ci furono alcune discrepanze evidenziate dall’avvocato difensore, ma che non furono prese in considerazione dal giudice. Si avanzò persino l’ipotesi che si fosse autoaccusato per risolvere i suoi problemi economici.

Morì nel 2002 per un tumore al fegato.

Fernando Pucci:

Il mostro di Firenze

Nato nel 1931, era amico dei tre compagni di merende ed era invalido civile per oligofreniaFu un test decisivo nella vicenda e nelle condanne ai compagni di merende. Depose contro Pacciani e Vanni come testimone oculare degli ultimi due omicidi, quello di Vicchio e di Scopeti. Queste furono le sue dichiarazioni:

“Per guardare cosa accadeva senza essere notati girammo un po’ tra le frasche per arrivare al lato della macchina parcheggiata vicino alla tenda. Poco dopo vedemmo questa scena: uno dei due, quello più alto, cioè il Vanni, andò dietro la parte posteriore della tenda e con quel coltellaccio da cucina che aveva in mano tagliò il tessuto. Ricordo anche il rumore che fece, come di tela strappata. Il gesto che io vidi mi sembrò come fatto dal basso verso l’alto. A questo punto l’uomo uscì dalla tenda, dalla parte anteriore, scappando verso il bosco, cioè dalla parte opposta della strada. L’altro che aveva la pistola, cioè il Pacciani, gli sparò e gli andò dietro mentre quello scappava, continuando a sparare”.

Le dichiarazioni di Fernando Pucci hanno lasciato molti dubbi… erano davvero attendibili? Muore il 25 febbraio del 2017, a 84 anni.

Esoterismo e Satanismo sul mostro di Firenze

Le indagini sul mostro di Firenze hanno successivamente portato gli inquirenti a ipotizzare l’esistenza di una sovrastruttura mandante dei delitti. Giancarlo Lotti dichiarò durante il processo che i “feticci escissi” dai corpi femminili sarebbero stati comprati da un ignoto “dottore“.  Inoltre, nel delitto del 1981 venne ritrovato un oggetto esoterico, una piramide tronca di granito colorato.

Altri riscontri che indicarono la strada dell’esoterismo si ebbero in occasione dell’ultimo delitto, quello del 1985 a danno dei due turisti francesi. Dove si erano accampati trovarono dei cerchi di pietre, come se fosse stato svolto un rituale.

Pacciani e Vanni frequentavano un certo Salvatore Indovino, un mago e cartomante, presso una cascina situata nelle campagne di San Casciano, dove, a detta di molti, si consumavano orge e riti collegabili all’occultismo. Nelle perquisizioni in casa di Pacciani furono ritrovati almeno 3 libri ricollegabili alla magia nera e al satanismo.

Prende sempre più piede la pista esoterica…

La pista esoterica si riallaccia anche alle grosse somme di denaro delle quali Pacciani entrò in possesso negli anni dei delitti, da qui nasce l’idea che i Compagni di Merende agissero per conto di personalità rimaste nell’ombra e interessate a ricavare «feticci» dai corpi mutilati. Pacciani, modesto agricoltore, arrivò addirittura a disporre di 157 milioni di lire in contanti e buoni postali fruttiferi, oltre ad aver acquistato un’automobile, due case e ristrutturato completamente la propria abitazione.

I controlli eseguiti dalla Polizia di Stato evidenziarono che Pacciani, prima dei delitti attribuibili al Mostro di Firenze, era in condizioni economicamente modeste e non ereditò beni che potessero giustificare le somme di denaro ritenute troppo cospicue e improvvise per un semplice contadino quale lui era. Anche Mario Vanni arrivò a disporre di cifre importanti, anche se in misura nettamente inferiore a quelle di Pacciani.

Si ipotizzò anche un collegamento sulla morte misteriosa del dottor Francesco Narducci, avvenuta poco dopo l’ultimo delitto del 1985, con una tesi che lo denota come uno dei capi della misteriosa setta satanica. Intercettate delle telefonate minacciose rivolte a una misteriosa Dora; in una di queste una voce femminile (molto alterata) faceva riferimento, oltre al presunto omicidio di Narducci, anche all’omicidio di Pacciani. Secondo la voce al telefono, entrambi gli omicidi sarebbero stati commessi dagli appartenenti ad una «setta satanica», perché le vittime sarebbero state colpevoli di averli traditi. Tutto ciò rimane ancora un fitto e terrificante mistero…

Zodiac e il mostro di Firenze

Un’inchiesta della rivista italiana Tempi, sostiene che il killer dello Zodiaco e il Mostro di Firenze siano la stessa persona. Secondo la rivista che ha pubblicato la prima parte dell’inchiesta il 19 maggio del 2018, nell’estate del 1974 Zodiac si era trasferito in Italia e per questo aveva cessato la sua storica corrispondenza con il San Francisco Chronicle. Quindi un ex militare americano in Italia avrebbe confessato durante un’intervista di essere Zodiac e anche il mostro di Firenze. Se fosse vera, questa rivelazione avrebbe dell’agghiacciante e aprirebbe a degli scenari tutti nuovi.

Il principale sospettato, il quale si fa chiamare con lo pseudonimo “Ulisse” (citato anche da Mario Vanni in una intercettazione del 2003), è un americano che risponde al nome di Giuseppe “Joe” Bevilacqua, già supertestimone all’accusa nel primo processo a Pietro Pacciani. Sembra che il suo nome sia uscito dopo che sarebbero stati risolti alcuni messaggi cifrati e indovinelli.

Quanto afferma questo Ulisse, mette davvero il dubbio che sia quanto esso afferma. Infatti, date e luoghi coincidono sia per i delitti in California sia per quelli in Italia. Inoltre Ulisse tira in ballo anche altre persone di cui non fa i nomi, ricalcando la pista dei mandanti e l’esoterismo, creando uno scenario oscuro e molto terrificante.

Un giorno la storia di cronaca nera che narra le gesta del Mostro di Firenze verrà davvero alla luce? Chissà…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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