Esobiologia

Per ESOBIOLOGIA (o astrobiologia) parliamo di un campo prevalentemente speculativo della biologia che considera la possibilità della vita extraterrestre e la sua possibile natura.

Esobiologia

Il termine Esobiologia in concetti alieni e extraterrestri

Con l’Esobiologia si include anche il concetto di vita artificiale; poiché qualsiasi forma di vita dotata della capacità di evolversi naturalmente in modo concepibile, potrebbe essere creata in laboratorio fruendo di una tecnologia avanzata.

Il termine fu coniato negli anni cinquanta dal biologo Joshua Lederberg come preparazione allo sbarco dell’uomo sulla Luna, ma in realtà l’astrobiologia era stata introdotta già agli inizi del Novecento. Per Lederberg eventuali batteri extraterrestri presenti sul nostro satellite avrebbero potuto contaminare la Terra al ritorno degli astronauti.

La ricerca della vita aliena è di grande interesse per gli esobiologi. Alcuni sostengono che il numero di pianeti con vita intelligente aliena possa essere valutato dall’equazione di Drake, il quale esponeva che il numero di civiltà extraterrestri è in funzione del prodotto di una serie di fattori. Tuttavia per renderla valida mancano alcuni valori di riferimento come le variabili coinvolte.

Un altro soggetto associato all’esobiologia è il paradosso di Fermi, il quale suggerisce che se la vita intelligente fosse comune nell’universo ci dovrebbero essere ovvi segni di essa.

Batteri come fonte extraterrestre

Sempre in tema di Esobiologia, nel 1997 un gruppo di scienziati della NASA sostenne di avere scoperto, in alcune meteoriti provenienti da Martemicrofossili di batteri extraterrestri. Questa potrebbe essere la prova che la vita si è sviluppata almeno in un altro posto, oltre alla Terra.

Come è possibile che tali batteri si siano sviluppati sulla superficie di un mondo freddo e desertico come Marte?

Per rispondere a questa domanda, bisogna considerare che, alcuni miliardi di anni fa, il pianeta rosso si presentava in modo molto diverso dall’attuale. Durante l’esplorazione di Marte con la missione Mars Exploration Rover è stata rintracciata l’ematite, un minerale che si forma solamente in presenza di acqua, e inoltre si sono osservate zone sedimentarie che soltanto un liquido può aver formato.

Il rover Opportunity ha ottenuto riscontri che, in un antico passato, l’acqua esisteva allo stato fluido sulla superficie di Marte, mentre le sonde Viking, in orbita negli anni settanta, rilevarono una serie di strutture geologiche, sulla superficie del pianeta, legate alla presenza di antichi fiumi e oceani. Gli indizi della presenza di acqua allo stato liquido costituiscono una prova che Marte abbia potuto ospitare un ambiente adatto alla vita.

Tuttavia l’interpretazione dei microfossili nelle meteoriti provenienti da Marte resta dibattuta: il campione potrebbe essere stato contaminato dall’interazione con l’atmosfera o con la superficie terrestre. Una conclusione certa, riguardo a questo problema, non è stata ancora raggiunta.

 

 

 

 

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