Earle Nelson

Per la rubrica sui più folli mai esistiti sul pianeta, oggi parleremo di EARLE NELSON.

Earle Nelson

Earle Nelson, meglio noto come “Killer Gorilla” o “lo Strangolatore Oscuro” (San Francisco, 12 maggio 1897 – Winnipeg, 13 gennaio 1928), è stato un serial killer statunitense. Nella seconda metà degli anni venti commise almeno 22 o 25 omicidi tra gli Stati Uniti e il Canada.

Chi era Earle Nelson:

A 8 mesi gli morì la madre di sifilide, di cui il padre era portatore; circa sei mesi dopo, quando Earle ne aveva 14, morì anche il padre. Prima di morire gli diede un altro nome, Ferral; curiosamente Ferral deriva da “feral”, che vuol dire “selvaggio” o “indomito”. Lo adottò la nonna, una donna molto fredda. Era una Pentecostale e una lettrice della Bibbia; lo stesso Nelson iniziò a leggerla e studiarla in modo compulsivo.

Earle aveva degli sbalzi di umore e dedicava poca attenzione all’igiene personale. Era caratterizzato da una corporatura tarchiata e da due mani enormi, cose per cui veniva deriso a scuola; sviluppò così un comportamento violento che gli costò l’espulsione all’età di sette anni. In un’occasione un negoziante lo scoprì mentre rubava degli oggetti e chiamò la nonna. A 10 o 11 anni, mentre correva con la bici dello zio, urtò un tram e sbatté la testa a terra: rimase in coma per 6 settimane.

Dopo il suo risveglio ebbe frequenti mal di testa, vuoti di memoria e un comportamento eccentrico. All’età di 14 anni gli morì la nonna, così sua zia Lillian e lo zio William si preoccuparono di mantenerlo. In generale, aveva un comportamento solitario; a tavola mangiava in modo osceno (metteva la faccia sul piatto e leccava il cibo), cosa che gli costò il soprannome di “animale”. In altre occasioni usciva di casa con gli abiti puliti e tornava sporco. Prima di avere 16 anni contrasse la gonorrea e la sifilide; lo dimostrarono le analisi del sangue.

Nelson lavorava in un magazzino e spendeva i pochi soldi che guadagnava in prostitute; inoltre era affetto dalla masturbazione compulsiva e dall’alcolismo, che lo accompagnò fino a 18 anni. Nel marzo 1912, all’età di 15 anni, fu arrestato per violazione di domicilio e furto in un abitacolo che pensava fosse vuoto: ebbe due anni di carcere da scontare a San Quentin. Scarcerato, si arruolò in marina, ma fu congedato dopo che provò a strangolare un compagno. Prima di essere allontanato fu confinato nel Napa State Mental Hospital, da dove provò a fuggire per tre volte.

Trovò un lavoro come bidello e addetto alle pulizie dell’ospedale di St. Mary (San Francisco) e, il 12 agosto 1919, si sposò con una 58enne, Mary Martin. Nel frattempo Nelson continuò a frequentare prostitute, sebbene la moglie ne fosse consapevole; inoltre gli capitavano dei violenti attacchi di gelosia, talvolta la picchiava e aveva un appetito sessuale fuori controllo. La moglie, dopo qualche mese, ebbe un crollo nervoso e fu ricoverata.

Il 19 maggio 1921 entrò travestito da idraulico in una casa per commettere un furto: mentre si trovava in cantina provò a molestare e strangolare una ragazzina di 12 anni, Mary Summers, ma fu allontanato dalle urla e dall’arrivo del fratello maggiore. Arrestato dopo due ore, rimase per 18 mesi nello stesso istituto di qualche anno prima. Collezionò degli altri tentativi di fuga, di cui alcuni andati bene; in uno di essi, all’inizio di novembre, si rifugiò dalla zia, ma lei chiamò la polizia che arrivò poche ore dopo. Guadagnò dai compagni il soprannome di “Houdini” a causa delle sue fughe. Intanto la moglie divorziò. Fu dimesso nel 1925.

Il serial killer Earle Nelson:

Gli omicidi partirono dal 26 febbraio 1926 e si fermarono il 10 giugno 1927, poco prima di essere arrestato: durarono nove mesi. Le sue vittime erano tutte donne (con l’eccezione di un bambino), che venivano strangolate a mani nude o con oggetti e violentate dopo la morte. Earle, mentre le attirava a sé, teneva in mano una vecchia Bibbia; questo fattore rassicurava le vittime. Il killer conosceva dei passi della Bibbia a memoria e li citava spesso; il suo preferito era quello della Meretrice di Babilonia. Le sopravvissute lo descrissero ai giornali; i giornalisti gli diedero i due nomignoli “Strangolatore Oscuro” e “Killer Gorilla”. La polizia si sensibilizzò subito sulle uccisioni in Canada e le collegò al Killer Gorilla, di cui avevano un identikit che fu presto diffuso.

Nelson fu definitivamente incastrato dal ritrovamento del corpo di un corpo in casa sua; inoltre egli corrispondeva alle descrizioni di alcuni testimoni che in passato gli avevano affittato una camera. Inoltre era conosciuto da molte persone di Winnipeg. Sul killer fu messa una taglia di 1500$. Fu avvistato a Wakopa, a 10 km da Winnipeg e nella zona di Manitoba: un barbiere che lo stava rasando notò che aveva i capelli sporchi di sangue. Successivamente comprò del cibo in un emporio della zona e fu riconosciuto subito dal proprietario; aveva anche lasciato senza accorgersene una penna stilografica presa dalla casa di una sua vittima. Infine venne avvistato mentre si recava alla ferrovia. Alla fermata un agente gli puntò addosso un revolver e lo fece arrendere subito: fu arrestato il 15 giugno 1927. Per camuffarsi diede uno pseudonimo, Virgin Wilson.

La fine del serial killer:

Portato a Killarney, negò ogni accusa e venne confinato in una cella. Mentre un poliziotto aveva telegrafato a Winnipeg e si era comprato un sigaro e il giornale, evase: aveva forzato la vecchia porta della cella con un filo di ferro. Fu riarrestato la mattina dopo da un agente della polizia di Crystal City (Manitoba) mentre si trovava in un fienile: era stato riconosciuto da un contadino a cui chiese delle sigarette; inoltre aveva preso un treno che trasportava gli agenti della polizia di Winnipeg. Continuò ancora a proclamarsi innocente.

Il suo processo ebbe luogo a Winnipeg e si aprì il 1º novembre 1927 nella Corte Numero Uno di Manitoba; parteciparono le famiglie delle vittime, che erano molto infuriate con Nelson. Il killer rimase impassibile e non smise di proclamarsi innocente; ai giornalisti di un quotidiano di Manitoba disse che “L’omicidio non è possibile per un uomo dei suoi alti ideali cristiani”.

Attraverso il suo avvocato disse di essere insano di mente e non responsabile per i crimini commessi; la ex-moglie Mary e la zia Lillian testimoniarono a favore descrivendo il suo comportamento molto bizzarro; secondo Lillian, nel Napa Hospital avrebbe avuto delle visioni a sfondo religioso e avrebbe sentito delle voci nella testa. Nelson fu dichiarato psicopatico ma capace di intendere e di volere; le tesi dei parenti non furono accettate. Non fu estradato per dare una confessione dei crimini perpetrati negli Stati Uniti. Il 14 novembre il giudice Andrew Dysart in 48 minuti lo condannò a morte per almeno 22 omicidi accertati (è probabile che ne abbia commessi almeno altri 3). Nelson si alzò in piedi e guardò il giudice con un’aria straniata.

Il giorno prima di essere impiccato (12 gennaio 1928) incontrò i membri della famiglia di due vittime e si proclamò innocente, ma loro non lo ascoltarono. Infine, disse ai giornalisti di essersi “riappacificato con Dio”. Fu impiccato alle 7.30 del mattino del 13 gennaio 1928 nella Vaughan Street Jail (Winnipeg). Curiosamente morì strangolato, come successe alle sue vittime. Le sue ultime parole furono: “Sono innocente. Sono innocente davanti a Dio e davanti agli uomini. Perdono quelli che mi hanno trattato ingiustamente e chiedo perdono a coloro che ho offeso. Che Dio abbia misericordia!”.

Serial killer

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