Anthony Hardy

Per la rubrica sui più folli mai esistiti sul pianeta, oggi parleremo di ANTHONY HARDY.

Anthony Hardy

Anthony Hardy, nato il 31 maggio del 1951, è un serial killer inglese soprannominato Camden Ripper per avere atrocemente smembrato alcune delle proprie vittime. Nel novembre del 2003 è stato condannato a 3 ergastoli per 3 omicidi, ma potrebbe avere assassinato fino a 9 persone.

Chi era Anthony Hardy

Anthony Hardy, alias Camden Ripper, nacque a Burton upon Trent , nello Staffordshire , in Inghilterra. Il futuro serial killer ha avuto un’infanzia molto normale ed eccelleva a scuola e successivamente all’università. Era ritenuto da tutti uno studente modello. Si è laureato in ingegneria all’Imperial College di Londra e in seguito è divenuto il direttore di una grande azienda.

Come ogni persona apparentemente normale, Anthony Hardy si sposò ed ebbe ben 4 figli, tre maschi e una femmina. Eppure il matrimonio nascondeva dei lati oscuri, infatti il padre di famiglia era un tipo irascibile e violento. La moglie ottenne il divorzio soltanto nel 1986, con l’accusa di violenza domestica, ma il fatto più grave era avvenuto quattro anni prima, nel 1982. In Tasmaniail violento marito aveva cercato di annegare la moglie, ma le accuse erano successivamente cadute.

Dopo avere divorziato dalla moglie, Anthony Hardy trascorse molto tempo dentro i manicomi, la sua diagnosi era quella di disturbo bipolare. Ha vissuto in vari ostelli di Londra e lo arrestarono più volte per furto. Era spesso ubriaco e ovviamente pericoloso. Nel 1998 lo arrestarono perché aveva provato a violentare una prostituta, ma senza prove le accuse caddero ben presto.

Il continuo bere lo trasformò in un alcolizzato e divenne anche diabetico. Anthony Hardy, che sembrava avere una vita normale, era diventato tutt’altro, un uomo malato e pericoloso.

Il serial killer Anthony Hardy

Per raccontare gli omicidi del Camden Ripper, iniziamo con il ritrovamento di due cadaveri dei quali si sospetti appartengano alla furia omicida di Anthony Hardy, ma che per assenza di prove non gli sono stati affibbiati nel processo. Parliamo del cadavere di una donna che nel 2000 galleggiava nel fiume Tamigi (diviso in due parti) e i resti nascosti in alcuni sacchetti di Paula Fields, una prostituta con problemi di droga. Il corpo di quest’ultima era stato suddiviso in varie parti e celato in 6 buste differenti disseminate come in un mosaico dell’orrore.

Arriviamo nel gennaio del 2002, quando la polizia viene chiamata nel condominio dove viveva Anthony Hardy. Una donna aveva chiamato la polizia perché qualcuno aveva compiuti atti di vandalismo sulla sua porta di casa e sospettava che si trattasse di Hardy. Quando la polizia indagò sull’appartamento di Hardy, trovarono il corpo nudo di una donna distesa su un letto con tagli e lividi sulla testa. La donna è stata identificata come Sally White, una prostituta che viveva a Londra.

Il patologo forense Freddy Patel ha successivamente concluso che Sally White era morta per un attacco di cuore, nonostante le strane circostanze. Anthony Hardy si dichiarò colpevole di accusa di danno criminale e affermò di non essere a conoscenza di come la donna sia arrivata nel suo appartamento a causa del suo problema di alcolismo. Lo trasferirono in un manicomio criminale fino al processo.

La fine del serial killer

Il 30 dicembre del 2002, un senzatetto trovò alcuni resti smembrati di due donne dentro alcuni bidoni dell’immondizia. L’indagine sul ritrovamento di questi due cadaveri ha condotto ad Anthony Hardy, il quale era stato arrestato una settimana dopo per il fatto che vi ho già descritto. Una successiva ricerca nell’appartamento del Camden Ripper ha condotto a delle prove importanti, tra cui vecchie macchie di sangue, le quali indicavano che le due donne erano state uccise e smembrate lì. Entrambe erano morte durante le vacanze di Natale.

Dopo iniziali “no comment” alle accuse durante il processo, alla fine Anthony Hardy confessa i due omicidi e quello di Sally White, il cui decesso, in prima battuta, era stato attribuito a un infarto. La confessione contiene anche una descrizione della dinamica: il serial killer dichiara di averle strangolate dopo un rapporto sessuale, poi di averle fotografate con addosso dei calzini da uomo, un berretto da baseball, una maschera da diavolo e un vibratore nella vagina.

Il serial killer viene così condannato a 3 ergastoli.

 

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