Amelia Dyer

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Per la rubrica sui serial killer, oggi parleremo di AMELIA DYER.

Amelia Dyer

Amelia Dyer, nata a Bristol nel 1838 e morta il 10 giugno del 1896, è stata una serial killer britannica che soprannominarono Jill la squartatrice (Jill the ripper) o levatrice assassina. Dovete sapere che questa inquietante serial killer di epoca vittoriana è stata incriminata per un solo omicidio, ma fonti certe affermano che potesse avere commesso circa 400 omicidi.

Cronologicamente, Jill la squartatrice uccise nel periodo vicino a quello di Jack lo squartatore, ma era sicuramente più cattiva e senza scrupoli, poiché non assassinò le prostitute, ma quasi esclusivamente dei bambini.

Definirla mostro, folle, orchessa, assassina… non basta a misurare l’orrore generato da questa donna. Soprannominata anche Ogress of Reading, ha ispirato una ballata popolare e il suo caso ha portato a leggi più severe per l’adozione.

Chi era Amelia Dyer

Amelia Dyer nacque nel 1838 in una famiglia agiata di Bristol ed era la più giovane di cinque fratelli (tre maschi e due femmine). Suo padre era un mastro calzolaio e sua madre soffriva di una malattia mentale causata dal tifo. Dopo la morte dei suoi genitori, si sposò con George Thomas. Per sposarsi, entrambi dovettero falsificare la loro età: George, che aveva 59 anni, se ne tolse 11, mentre Amelia Dyer, che ne aveva 24, se ne aggiunse 6.

Dopo il matrimonio si formò come infermiera e per guadagnarsi da vivere decise di utilizzare la propria casa per nascondere le nascite dei figli illegittimi in cambio di denaro. Quando nel 1869 George Thomas morì, lasciandola da sola con una figlia, decise così di lasciare il mestiere di infermiera e di diventare a tutti gli effetti un’allevatrice di bambini.

La serial killer Amelia Dyer

Se per qualcuno la perfida Amelia Dyer potesse sembrare una brava donna che seppur in cambio di denaro si prendeva cura di bambini bisognosi, si sbaglia di grosso, poiché lei li vedeva esclusivamente come una fonte di reddito da cui attingere. Infatti, dopo avere preso in affido i bambini illegittimi, il denaro che riceveva non lo spendeva nemmeno in minima parte per le loro cure, ma soltanto per le proprie vicissitudini.

Nella casa di Jill la squartatrice i bambini morivano di fame. Per lei era tutto così semplice, bastava non dargli da mangiare o non fornirgli cure e i bambini erano eliminati. Oltretutto, a quei tempi, la morte dei bambini soprattutto nati in condizioni precarie passava facilmente inosservata.

Siccome i bambini affamati piangevano, la levatrice assassina gli dava dei sciroppi a base di oppiacei e alcuni morivano per troppa assunzione. Per la donna filava tutto liscio, in quanto i medici, di fronte alla morte in culla, avevano ben poche ricerche da fare e consideravano le morti naturali.

Amelia Dyer fu arrestata nel 1879, quando un medico che certificava il suo operato scoprì che, sotto le sue cure, erano morti molti bambini. Non fu condannata per il reato di omicidio plurimo ma per negligenza (scarsa attenzione per il piccolo). Passò 6 mesi ai lavori forzati, che la provarono psicologicamente e sviluppò tendenze alla depressione e al suicidio e iniziò a consumare sempre di più alcolici e sostanze oppiacee.

Quando Jill the ripper finì di scontare la pena, tornò subito al suo lavoro di allevatrice, ma più determinata e folle che mai. La serial killer decide di non aspettare più la morte del bambino per fame o abuso di oppiacei e alcol, ma inizia a strangolarli e fa sparire i cadaveri nel Tamigi. Per lei è tutto più veloce e senza rogne. Quando nei pochi rari casi una delle madri del bambino illegittimo si reca da Amelia Dyer per dare uno sguardo al figlio, se il suo è già stato ucciso, gliene mostra un altro. Per le madri è difficile riconoscere quale sia il proprio figlio, in quanto l’affidamento è stato fatto alla nascita.

La levatrice assassina in seguito disse: “Mi piaceva guardarli con il nastro intorno al collo, ma presto era finito tutto con loro”.

Nel gennaio 1896 una giovane cameriera, Evelina Marmon, partorì una bimba illegittima, Doris e contattò Amelia Dyer per affidargliela. Questa volta nell’assassinio della piccola, parteciperà anche la figlia di Amelia. Jill la squartatrice, con la collaborazione di sua figlia, avvolse del nastro di sartoria intorno al collo della bambina e fece un nodo. La bambina morì lentamente.

Il giorno dopo, un altro bambino, Harry Simmons, fu portato alla serial killer e fu subito ucciso. Entrambi i corpi furono messi in una borsa riempita di mattoni e gettati nel Tamigi.

La fine della serial killer

Per la serial killer sembrava che andasse tutto per il meglio, ma pochi mesi dopo, il Tamigi iniziò a restituire i primi cadaveri dei bambini. Evelina Marmon, che tempo prima si era recata da Amelia Dyer per vedere sua figlia e si era convinta che quella mostrategli non le appartenesse, non si diede per vinta e identificò sua figlia tra i corpicini riemersi dal Tamigi.

Quando il corpo di un’altra bambina, Helena Fry, fu ripescato, la polizia, esaminando con attenzione la carta da imballaggio in cui era avvolto, trovò una scritta che segnava un indirizzo e un nome che recitava “Signora Thomas”. Quella era la prova che inchiodava la levatrice assassina.

La polizia fece una perquisizione in casa della donna, dove aleggiava un tanfo di carne in putrefazione, e l’arrestarono. La giuria ha impiegato appena 4 minuti e mezzo per ritenerla colpevole. Nelle sue 3 settimane in cella riempì 5 quaderni con la sua “ultima vera e unica confessione“. Quando la sera prima della sua esecuzione il cappellano le domandò se avesse qualcosa da confessare, gli offrì i suoi quaderni, dicendo: “Non è abbastanza?”

Alla domanda sul patibolo se avesse qualcosa da dire, disse “Non ho nulla da dire”, proprio prima di essere lasciata cadere alle 9 in punto.

Il caso di Amelia Dyer causò uno scandalo e furono irrigidite le leggi sulle adozioni. Per i media divenne nota come “Ogress of Reading” e ispirò una ballata popolare:

Il vecchio contadino, la disgraziata signorina Dyer
presso l’Old Bailey, paga il suo salario.
Molto tempo fa, avevamo “fatto” un grande pesce
e arrostito così bene quella vecchia malvagia giada. 

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