Albert Fish

Per la rubrica sui più folli mai esistiti sul pianeta, oggi parleremo di ALBERT FISH.

Albert Fish

Albert Fish, nato Hamilton Howard Fish a Washington il  19 maggio 1870 e deceduto a New York il 16 gennaio 1936, è stato un serial killer statunitense. È conosciuto anche come l’Uomo grigio, il Lupo mannaro di Wysteria, il Vampiro di Brooklyn e Il Maniaco della Luna.

Si vantò di aver molestato più di 400 bambini e di averne uccisi più di 100, quasi tutti afroamericani, poiché la loro scomparsa sensibilizzava meno l’opinione pubblica. In realtà fu trovato colpevole di almeno cinque omicidi, nonostante fosse fortemente sospettato di altri. Confessò tre omicidi che la polizia fu capace di collegare ad un omicidio ben noto, e confessò di aver pugnalato altre due persone. Messo a giudizio per l’omicidio di Grace Budd, fu dichiarato colpevole e condannato a morte.

Fish è famoso per l’efferatezza dei suoi crimini (torturava, uccideva e mangiava bambini) e per i suoi innumerevoli disturbi sessuali, di cui molti sconosciuti fino a quel momento (ad esempio l’abitudine di infilarsi gli aghi nel corpo); è anche stato inserito dagli studiosi nella lista dei 20 serial killer più pericolosi.

Chi era Albert Fish

Molti membri della sua famiglia soffrivano di disturbi mentali e uno soffriva di mania religiosa. Suo padre morì per un attacco di cuore e sua madre, incapace di prendersi cura di lui, lo mise in un orfanotrofio, dove fu frequentemente frustato e bastonato, scoprendo infine che provava piacere nel dolore fisico. Le bastonature gli avrebbero spesso procurato erezioni, cosa per la quale gli altri orfani lo canzonavano.

Decise di voler essere chiamato “Albert” per sfuggire al soprannome ‘Ham and Eggs‘ (prosciutto e uova) che gli fu affibbiato in orfanotrofio. Nel 1879, sua madre ottenne un impiego pubblico e fu in grado di prendersi nuovamente cura di lui. In gioventù iniziò a praticare la coprofagia (ingestione di feci e urine) e a frequentare bagni pubblici, dove poteva guardare i ragazzi svestiti, trascorrendovi interi giorni nel fine settimana.

Nel 1890, Albert Fish arrivò a New York City e diventò un gigolò. Disse anche di aver iniziato a violentare ragazzi, crimine che continuò a commettere anche dopo il matrimonio combinatogli dalla madre nel 1898 con una donna di nove anni più giovane di lui e con cui ebbe dei figli.

Nel gennaio del 1917 sua moglie lo lasciò per un tuttofare pensionante dalla famiglia Fish. Allorché vagabondò da un capo all’altro degli Stati Uniti durante il 1898, lavorando come imbianchino. È in questo periodo che, a quanto disse, molestò più di 100 bambini, la maggior parte sotto i 6 anni.

Più tardi raccontò un episodio singolare: un suo amante lo portò ad un museo di statue di cera, dove Fish rimase totalmente affascinato dal plastico raffigurante la sezione longitudinale di un pene. Arrivò a sviluppare un morboso interesse per la castrazione, tanto che durante una relazione con un uomo mentalmente ritardato, tentò di castrarlo dopo averlo legato, ma l’uomo fuggì. Fish allora intensificò le sue visite ai bordelli dove poteva ottenere di essere frustato e bastonato.

Il serial killer Albert Fish

Albert Fish commise la sua prima aggressione letale su Thomas Bedden nel 1910; a questa seguì intorno al 1919 l’accoltellamento di un ragazzo disabile a Georgetown. L’11 luglio del 1924 Fish trovò Beatrice Kiell, una bambina di quattro anni, che giocava da sola nella fattoria dei suoi genitori a Staten Island. Le offrì delle monete per andare ad aiutarlo a cercare piante di rabarbaro nei campi vicini. La bambina stava per lasciare la fattoria quando sua madre scacciò via Fish, che se ne andò, ma ritornò più tardi al granaio, dove provò a passare la notte prima di essere scoperto e scacciato nuovamente da Hans Kiell.

Il 25 maggio del 1928 Edward Budd mise un’inserzione nell’edizione domenicale del New York World che diceva: “Giovane uomo, 18, desidera impiego nel paese. Edward Budd, 406 West 15th Street.”

Il 28 maggio Fish, che allora aveva 58 anni, visitò la famiglia Budd a Manhattan. Si presentò come Frank Howard, un industriale di Farmingdale e gli disse che voleva assumere Edward (in realtà aveva intenzione di portarlo in un luogo isolato e ucciderlo castrandolo e lasciandolo dissanguare). Quando arrivò, Fish incontrò la giovane sorella di Budd, Grace, di dieci anni, e cambiò obiettivo.

Alla seconda visita acconsentì ad assumere Budd e poi convinse i genitori, Delia Flanagan e Albert Budd, a farsi accompagnare da Grace a una festa di compleanno a casa della sorella. Quel giorno Fish se ne andò con Grace e nessuno dei due fece più ritorno.

Sette anni più tardi, nel novembre del 1934, una busta contenente una lettera anonima fu spedita ai genitori della ragazza e indusse la polizia a sospettare di Albert Fish. La lettera è di seguito riportata (nell’originale sono presenti gli errori di ortografia e grammatica di Fish):

«Cara Signora Budd. Nel 1894 un mio amico, John Davis, s’imbarcò come marinaio sulla Steamer Tacoma. La nave salpò da San Francisco per Hong Kong, Cina. Arrivati lui ed altri due sbarcarono e andarono a bere. Quando ritornarono la nave era partita. A quell’epoca c’era la carestia in Cina. La carne, di ogni tipo, andava da 1 a 3 dollari a libbra. Talmente era grande la sofferenza tra le persone molto povere che tutti i bambini sotto i dodici anni venivano venduti come cibo allo scopo di evitare di far morire di fame gli altri. Un ragazzo o una ragazza sotto i quattordici anni non era al sicuro per strada.

Potevate andare in qualsiasi negozio e chiedere una bistecca, delle braciole o della carne stufata. Parti del corpo nudo di un ragazzo o di una ragazza sarebbero state tirate fuori e il pezzo che volevate sarebbe stato tagliato. Il posteriore di un ragazzo o di una ragazza, che è la parte più dolce del corpo, era venduta come costoletta di agnello e data via al prezzo più alto. John rimase lì così a lungo che prese ad apprezzare il gusto della carne umana.

Al suo ritorno a N.Y. rapì due bambini, uno di 7 e l’altro di 11 anni. Li portò a casa sua, li spogliò e li legò nudi in un ripostiglio. Poi bruciò ogni cosa avessero addosso. Molte volte, giorno e notte, li sculacciava e li torturava per rendere la loro carne buona e tenera. Per primo uccise il ragazzo di undici anni, perché aveva il culo più grasso e ovviamente più carne su di esso. Ogni parte del suo corpo fu cucinata e mangiata eccetto la testa, le ossa e le budella. Fu arrostito nel forno (tutto il suo culo), bollito, grigliato, fritto e stufato.

Il ragazzino più piccolo fu il prossimo, andò allo stesso modo. All’epoca, vivevo al 409 E 100 St., lato destro. Lui mi disse così spesso quanto era buona la carne umana che decisi di provarla. La domenica del 3 giugno 1928 vi chiamai al 406 W 15 St. Vi portai del formaggio fresco e delle fragole. Pranzammo. Grace si sedette sul mio grembo e mi baciò. Decisi che l’avrei mangiata. Con la scusa di portarla ad una festa. Diceste che sarebbe potuta venire.

La portai in una casa vuota a Westchester che avevo già scelto. Quando arrivammo lì, le dissi di rimanere fuori. Si mise a raccogliere fiori di campo. Andai al piano di sopra e mi strappai tutti i vestiti di dosso. Sapevo che se non l’avessi fatto si sarebbero macchiati del suo sangue. Quando tutto fu pronto andai alla finestra e la chiamai.

Allora mi nascosi in un ripostiglio fino a che non fu nella stanza. Quando mi vide tutto nudo cominciò a piangere e provò a correre giù per le scale. L’afferrai e lei disse che l’avrebbe detto alla sua mamma. Per prima cosa la spogliai. Lei scalciava, mordeva e graffiava. La soffocai fino ad ucciderla, poi la tagliai in piccoli pezzi così avrei potuto portare la mia carne a casa. La cucinai e la mangiai. Come era dolce e tenero il suo piccolo culo, arrostito nel forno. Mi ci vollero nove giorni per mangiarne l’intero corpo. Non l’ho scopata anche se avrei potuto se lo avessi voluto. Morì vergine.»

In verità, Fish più tardi ammise alla sua procura di aver violentato Grace, ma essendo incline a dire bugie questa sua dichiarazione potrebbe essere falsa.

Un bambino chiamato Billy Gaffney stava giocando sulla veranda dell’appartamento della sua famiglia a Brooklyn con il suo amico, Billy Beaton l’11 febbraio 1927. Entrambi i ragazzi sparirono, ma l’amico fu ritrovato sul tetto dell’appartamento. Quando gli chiesero cosa fosse successo a Gaffney, Beaton disse “Boogeyman l’ha portato via”. Inizialmente Peter Kudzinowski fu sospettato dell’omicidio di Billy Gaffney. Poi, Joseph Meehan, un autista di una linea tranviaria di Brooklyn, vide una foto di Fish nel giornale e lo identificò come un anziano signore che aveva visto l’11 febbraio 1927, mentre stava provando a calmare un ragazzino seduto accanto a lui sul tram.

Il ragazzo non indossava una giacca e stava piangendo per sua madre e fu trascinato dall’uomo su e giù dal tram. La polizia identificò Billy Gaffney con la descrizione del bambino visto da Meehan. Il corpo di Gaffney non fu mai recuperato dalla fossa nel fiume nel quale Fish disse di aver gettato parti del suo corpo. I genitori di Billy erano Elizabeth ed Edward Gaffney. Elizabeth visitò Fish a Sing Sing per provare ad ottenere (e li ebbe) più dettagli sulla morte del figlio. Fish confessò l’assassinio:

«Lo accompagnai alle fosse di Riker Avenue. C’è una casa solitaria, non lontano da dove l’ho portato. Portai il bambino lì (“I took the G boy there”). Lo spogliai e gli legai mani e piedi e lo imbavagliai con un pezzo di straccio sporco che avevo raccolto dalla fossa. Poi bruciai i suoi vestiti. Gettai le sue scarpe nella fossa. Poi tornai indietro e presi il tram della 59 Street alle 02:00 e da lì camminai fino a casa. Il giorno dopo verso le due del pomeriggio, presi gli strumenti, un gatto a nove code.

Fatto in casa. Manico corto. Tagliai una delle mie cinture a metà, incisi queste metà in sei strisce lunghe circa otto pollici. Frustai il suo posteriore nudo fino a che il sangue non scorse sulle sue gambe. Tagliai le sue orecchie, il naso, incisi la sua bocca da orecchio a orecchio. Gli cavai gli occhi. Allora morì. Ficcai il coltello nel suo ventre e tenni la mia bocca vicino al suo corpo e bevvi il suo sangue. Scelsi quattro vecchi sacchi di patate e riunii una pila di pietre.

Poi lo feci a pezzi. Avevo una valigetta con me. Misi il suo naso, le sue orecchie e alcune fette del suo ventre nella valigetta. Poi lo tagliai a metà nel mezzo del suo corpo. Appena sotto l’ombelico. Poi le sue gambe, circa due pollici sotto il suo sedere. Misi questo nella mia valigetta con un sacco di carta.

Tagliai la testa, i piedi, le braccia, le mani e le gambe sotto le ginocchia. Misi questo nei sacchi appesantiti con le pietre, legai le estremità e li gettai negli stagni di acqua melmosa che voi vedrete lungo tutta la strada che porta a North Beach. L’acqua è profonda da 3 a 4 piedi. Affondarono tutti in una volta. Tornai a casa con la mia carne. Mangiai la parte del suo corpo che mi piaceva di più.

Il suo pisellino e le palline e un bel piccolo posteriore grasso da arrostire nel forno e mangiare. Feci uno stufato con le sue orecchie, il naso, pezzi della faccia e della pancia. Misi cipolle, carote, rape, sedano, sale e pepe. Era buono.

Poi aprii la carne delle chiappe, tagliai il suo pisellino e i testicoli e per prima cosa li lavai. Misi strisce di bacon su ogni chiappa del suo sedere e le misi nel forno. Poi presi quattro cipolle e quando la carne si fu arrostita per circa un quarto d’ora, versai circa una pinta di acqua su di essa per il sugo e misi le cipolle. Ad intervalli frequenti ungevo il suo sedere con un cucchiaio di legno. Così la carne sarebbe stata bella e succosa. In circa due ore, era bella e scura, cucinata da parte a parte.

Non ho mai mangiato un arrosto di tacchino buono la metà di quel suo dolce grasso piccolo didietro. Mangiai ogni bocconcino della carne in circa quattro giorni. Il suo pisellino era dolce come una nocciola, ma le sue palline non sono riuscito a masticarle. Le buttai nel gabinetto.»

La fine del serial killer

Il processo di Albert Fish per l’omicidio premeditato di Grace Budd iniziò il lunedì 11 marzo 1935, a White Plains (New York). Il processo durò dieci giorni. Fish addusse a pretesto l’insanità e pretese di aver ascoltato voci da Dio che gli dicevano di uccidere bambini. Affermava inoltre che la violenza perpetrata a sé stesso e agli altri gli purificasse l’anima e che Dio, se fosse stato contrario ai suoi omicidi, avrebbe già mandato un angelo a fermarmi la mano, come fece con il profeta Abramo.

Diversi psichiatri affermarono il feticismo sessuale di Fish, includendo coprofiliaurofiliapedofilia e masochismo, ma ci furono disaccordi sul fatto che quelle attività significassero oppure no che l’uomo era infermo di mente. Il capo testimone della difesa fu Fredric Wertham, uno psichiatra specializzato nello sviluppo dei bambini che condusse esami psichiatrici per le corti criminali di New York; Fish gli raccontò con freddezza tutti i suoi crimini e le sue perversioni sessuali; in seguito Wertham dichiarò che Fish era insano di mente.

Un altro testimone della difesa era Mary Nicholas, la figliastra diciassettenne di Fish. La ragazza descrisse come Fish insegnò a lei e ai suoi fratelli e sorelle un “gioco” implicando masochismo e molestie a minori.

“Lui andò nella sua camera e aveva un piccolo paio di calzoncini, calzoncini marroni, che indossò. Indossò quei cosi e venne fuori davanti alla stanza, e si mise sulle ginocchia e sulle mani, e aveva un pennello con il quale mescolava la pittura…”

“Lui voleva dare il bastoncino ad ognuno di noi, e poi lui andava sulle sue mani e sulle sue ginocchia e noi dovevamo sederci sulla sua schiena, uno alla volta, con la nostra schiena rivolta verso di lui, e poi dovevamo alzare su molte dita, e lui doveva dire quante dita avevamo alzato, e se lui indovinava, cosa che non ha mai fatto, perché?, noi non dovevamo colpirlo. A volte, lui diceva anche più dita di quelle che noi avevamo veramente. E se lui non indovinava mai, perché?, avremmo dovuto colpirlo tante volte quante dita avevamo alzato”.

La giuria lo giudicò sano di mente e colpevole ed il giudice espresse la sentenza di morte. Fish arrivò nel marzo del 1935 a Sing Sing e fu giustiziato il 16 gennaio del 1936 sulla sedia elettrica.

Si ricorda che Fish disse che l’elettroesecuzione sarebbe stata “la suprema emozione della mia vita“. Inoltre aiutò gli inservienti ad allacciare le fibbie della sedia attorno alle sue gambe e braccia. Appena prima che l’interruttore girasse dichiarò: “Non so ancora perché sono qui“.

Sull’esecuzione spesso viene detto che “ci vollero due scosse per ucciderlo, difatti durante la prima gli aghi conficcati nell’inguine mandarono in tilt la sedia elettrica“; in realtà gli aghi conficcati nel suo corpo non poterono influire sul funzionamento della sedia elettrica. Al massimo questi aghi poterono un po’ alterare il passaggio della corrente elettrica, che tende a passare nelle zone dove la conducibilità elettrica è maggiore (gli aghi di metallo appunto).

 

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