Schiavi dell’oscurità

Schiavi dell'oscurità

Schiavi dell’oscurità è il racconto breve del genere horror di Samanta Nicolosi; buona lettura da HorrorVertolli.

Nell’estate del 1998 io e la mia famiglia ci trasferimmo in una piccola cittadina della Pennsylvania a causa del lavoro di mio padre. Una volta arrivati, scorsi da lontano una grande casa a mio parere dai colori molto cupi; quando ci avvicinammo sempre di più vidi una signora sulla soglia della porta. Era molto strana, aveva un colorito piuttosto pallido, con delle occhiaie i capelli neri con qualche sfumatura bianca; alta e magra, indossava un abito mal combinato nero e una collana con un piccolo crocifisso. Era proprio lì a fissarci.

Una volta arrivati, mio padre parcheggiò la macchina e io e mio fratello maggiore ci precipitammo subito sulla soglia: quella strana signora era ancora lì, io la osservavo e lei subito si precipitò a dire: “Salve, benvenuti in questa magnifica cittadina, da dove arrivate?”. E io risposi: “Non parlo con gli sconosciuti”.
Lei sembrava averla presa bene e mi sorrise, ma anche il suo sorriso mi parve un po’ forzato e cercai di accompagnarlo anche io con una risata. Arrivarono anche mia madre Gate e mio padre John e quella signora appena scorse i miei genitori con una valida scusa si allontanò.

Finalmente entrammo e a quella vista un po’ rabbrividii, in sala da pranzo c’era un enorme quadro che ritraeva un signore vecchio con degli occhi cupi: chiesi subito chi fosse costui a mio padre e lui rispose: “Figliola, è solo il vecchio padrone di questa casa” e io risposi: “Dov’è adesso?”. E lui: “Non c’è più, ora devo andare a svuotare gli scatoloni, non far più domande.
Capii che c’era qualcosa che non quadrava perché quel signore sul quadro indossava la stessa collana che aveva quella strana signora, mi domandavo perché, cercai di far finta che fosse una strana coincidenza e corsi su a vedere la mia camera, aprii la porta e vidi solo un letto con un armadio, le pareti un po’ troppo trascurate e una finestra che dava su un bosco: guardai per un attimo fuori ma non vidi, nulla solo alberi. Avrei voluto andarmene, mi mancava tutto, mi mancavano le mie migliori amiche, la scuola e la mia vecchia casa!!! Questa invece mi dava i brividi: era come se ad ogni passo mi sentissi osservata.

Dopo un’ora avevo già il quadro generale della casa: al piano di sotto c’era la cucina, la sala da pranzo e il seminterrato e di sopra c’erano tre camere da letto, due bagni e una stanza chiusa a chiave; cercai la chiave ma senza alcun risultato. Domandai a mia madre, ma lei rispose che non era importante.

Erano le 21.00, quindi ci sedemmo a cenare e come sempre, quando arriviamo in una casa nuova, mia madre cucina il suo famoso arrosto di pollo; finito di cenare salii su nella mia camera mi buttai nel letto e misi gli auricolari per ascoltare i Green Day, mi addormentai.
Quando aprii gli occhi erano già le 8.00 A.M, mi alzai per scendere a fare colazione ma notai subito una cosa: su di me avevo una specie di numero stampato sul palmo della mano, sembrava un sei ma non lo so con certezza; la mano mi faceva tanto male come se mi avessero marchiata, così scesi in cucina a spiegare la storia a mia madre. Quando glielo raccontai, guardandola negli occhi vidi che qualcosa in lei mi diceva che ne fosse al corrente, ma lei aggiunse: “Non è nulla, può darsi che avrai sbattuto nel sonno visto che ti muovi troppo quando dormi”, poi cambiò subito discorso mi disse: “Puoi andare dalla vicina se vuoi, così inizierai a fare amicizia nel quartiere”.
Così mi diressi fuori e, vedendo la più bella casa fra tutte quelle che c’erano, andai a bussare alla porta e guardacaso vi abitava la strana signora: mi fece accomodare e mi offrì dei pancakes, poi osservandomi si accorse del “marchio” e mi disse: “Oh cielo, cosa è successo??!!”, così le spiegai l’accaduto ed ella diventò ancora più pallida di come l’avevo vista la prima volta e mi disse: “Bambina mia, devi allontanarti da lì, non è sicuro per te”.
Non capivo ciò che mi stava dicendo, chiesi più spiegazioni, ma lei sembrava fosse sconvolta; ad un tratto si alzò e prese una cosa da un cofanetto: era una piccola spilla che rappresentava un angelo con in mano una spada, me lo diede e mi disse: “Questo terrà lontano i demoni, portalo sempre con te”. Qualcosa stranamente dentro di me mi diceva che era la cosa giusta da fare, pertanto la indossai e la ringraziai.

Una volta uscita da quella casa, era quasi ora di cena così mi diressi a casa e appena entrai vidi uno spettacolo terribile: mia madre in una pozza di sangue. Urlai a squarciagola finché non venne mio fratello Jack che chiamò subito i soccorsi; nel frattempo io caddi per terra e persi momentaneamente i sensi. Quando aprii gli occhi mi ritrovai distesa nel mio letto, accanto c’era mio fratello che dalla faccia potevo notare che non aveva buone notizie da darmi: mi disse infatti che nostra madre si trovava in ospedale a combattere tra la vita e la morte. Io, a questa notizia, ritornai a perdere i sensi così in quell’inconscio sognai quella porta chiusa a chiave aperta, entrai e vidi quel signore del ritratto pieno di lividi e con un numero sul palmo della mano proprio come il mio sei; egli si voltò, mi guardò e disse: “Va’ via o diventerai anche tu schiava delle tenebre”. Mi spaventai, così mi svegliai e mi ritrovai un altro sei sul braccio.

A quel punto volli scoprire la verità e cercai ovunque quella maledetta chiave. Dopo ore la trovai nascosta in cantina, la presi, andai su e finalmente aprii la porta… trovai molto sangue sparso fra le pareti e quei numeri scritti per terra in una specie di triade. Ad un certo punto la porta si chiuse dietro di me, sentivo come una presenza girare attorno a me, presi pertanto la spilla nelle mani e la misi come se fosse una specie di scudo: udii delle grida, qualcuno voleva afferrarmi ma qualcosa glielo impediva, così cercai di combattere anche se contro qualcosa che andava oltre la vista; poi mi sentii come se qualcosa avesse preso il comando dentro di me e mi gettai dalla finestra.
Forse morii perché ora non vedo nient’altro che oscurità, qualcosa mi dice che le tenebre si sono impossessate anche di me.

Puoi trovare questa storia ed altre nell’applicazione: https://play.google.com/store/apps/details?id=com.aapvs.international.scarystories5.lite

Biografia dell’autore: Samanta Nicolosi

Mi chiamo Samanta Nicolosi, ho 22 anni, sono nata in provincia di Catania. Ho studiato presso la scuola Alberghiera, ottenendo il diploma di tecnico dei servizi turistico-alberghieri. Ho fatto moltissime esperienze, ma la mia più grande passione è quella della scrittura, amo scrivere e sbizzarrirmi con la fantasia. Il genere che preferisco è l’horror. Ho scritto molti racconti e li ho pubblicati in un blog adatto a questo genere e sono stati molto apprezzati.

 

Racconti horror

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